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Scrivere è come amare. Se pensiamo di farlo solo quando ne abbiamo voglia, se crediamo di poterci impegnare per un giorno e poi, svanita l’euforia, scappare altrove, allora, forse, non siamo ancora pronti. Perché scrivere – come l’amore – è un’esperienza totalizzante. Richiede sacrificio. Richiede compromessi. Richiede la volontà di rinnovare, giorno dopo giorno, la propria scelta. E niente di tutto questo è facile o innato.

Se dovessi nominare due fardelli di questo mestiere, sceglierei la Lotta contro il Tempo e l’indicibile Solitudine. Del primo ho già parlato in un articolo dedicato agli Strumenti dello Scrittore. Del secondo vorrei parlarvi oggi – e cogliere l’occasione per coinvolgervi in un’avventura.

Il solitario mestiere dello scrittore

Alzi la mano chi, alle prese con un nuovo capitolo da abbozzare, non ha mai sollevato lo sguardo verso la famiglia, verso gli amici, verso uno sconosciuto con la fronte premuta contro il finestrino del treno, e ha pensato: “Se solo potessi mostrarti ciò che vedo. Se solo potessi portarti dove io sono.” Sorrido e faccio un cenno ai coraggiosi in ultima fila che hanno alzato la mano. A voi, amici miei, io dico: siete fortunati.

C’è una certa qualità intima, nell’arte della scrittura, che impedisce allo scrittore di appartenere del tutto al mondo. Circondato da volti, concentrato forse nelle attività della giornata, avrà pur sempre un piccolo, insistente chiacchiericcio nell’orecchio. Quella vocina gli suggerirà parole che, una volta bypassato il controllo della coscienza, scivoleranno dritto dritto nella punta delle dita. Seguirà un prurito – ah, un prurito inarrestabile! – e più il nostro povero scrittore cercherà d’ignorarlo, più il prurito si trasformerà in irrequietezza, finché non diverrà vero e proprio dolore. Aspetterà quindi con i denti stretti di potersi chiudere nel bagno, afferrare una penna – abbiate sempre una penna con voi, mi raccomando – e scribacchiare su un coriandolo di carta igienica la frase perfetta. Ed ecco il sollievo, giù lungo la schiena come acqua fresca in una giornata di sole. Il nostro caro scrittore ha colto l’attimo magico dell’ispirazione e, per oggi, può dirsi soddisfatto. Ha catturato una visione.

Adesso guardiamo la stessa scena dall’esterno. Una persona dall’aria tranquilla spalanca d’improvviso gli occhi. Si guarda intorno, tamburella le dita sulla scrivania, si mangiucchia l’unghia di un pollice. Accavalla le gambe, scuote un piede, decide di posare di nuovo il piede a terra, dondola sulla sedia. D’improvviso si alza, sparisce, ritorna. Quando si siede, un’aria di profonda gratitudine e soddisfazione gli illumina il volto. Potreste mai credere che la causa di tutta questa gioia, di questa fulgida pace interiore sia stata una parola? Ma no! Che pazzia! Di parole ce ne sono a miliardi nel mondo, basta infilare una mano in un sacchetto, afferrarne una manciata, lanciarle sul tavolo ed ecco fatta, in quattro e quattr’otto, la scrittura.

Eppure basta una parola a darci gioia, non è vero? Basta il ritmo di fonemi perfetti, incastrati uno dopo l’altro. Basta il potere evocativo di quel misero scarabocchio e pensiamo: “Ecco, questa è la parola che stavo cercando! Adesso tutti vedranno ciò che io vedo!

La dura realtà dei fatti è che no, in tanti non lo vedranno. Se si è fortunati, qualcuno lo farà. Molto spesso, però, non lo verremo mai a sapere. E continueremo a domandarci: “Era davvero la parola perfetta?”

Ma non deve andare per forza così. Le cose possono cambiare.

Perché dare feedback

È il compleanno della persona che amiamo. Quest’anno abbiamo deciso di farle una sorpresa. Per mesi e mesi abbiamo pensato al regalo perfetto – ne abbiamo pure costruito un pezzettino noi stessi. Lo abbiamo incartato e ora, nonostante sembri un pallone ammaccato, teniamo in mano il nostro bel pacchetto e lo porgiamo al nostro amore. Ecco che il nastro cade a terra, che la carta si allarga, che il regalo viene finalmente portato alla luce. Con un sorriso ebete, orgoglioso, entusiasta, cerchiamo lo sguardo della persona che amiamo per catturare ogni segnale di piacere e…

“Grazie.”

Niente di più, niente di meno. Non un sorriso, né una smorfia di disgusto. La totale assenza di espressioni – così totale, infatti, che cominciamo a questionare la natura umana della persona seduta di fronte a noi che ci ha appena spezzato il cuore.

Spiegherei così l’importanza e il valore di un feedback. Come dice la parola stessa, ricevere un feedback ci permette di nutrirci di informazioni. Ci permettere di lanciare un messaggio in una bottiglia e vedere quella stessa bottiglia tornare indietro, stavolta con un saluto destinato a noi al suo interno. Ci aiuta a imparare, a migliorarci. È un balsamo per il cuore, è un incentivo, è una fonte preziosa di alimentazione per la nostra motivazione. Il feedback è ciò che tutti noi vorremo ricevere e, proprio per questo, dobbiamo essere i primi a darlo.

Come dare un feedback

Lo so, lo so. A questo punto sbufferete e direte che non sempre abbiamo il tempo di dare un feedback. Per non parlare, poi, di cosa dire. Non è che le idee nascano così.

Spoiler alert: le idee nascono esattamente così. Tutto ciò che ci occorre è allenare la nostra mente e il nostro occhio critico a captarle. Per questo ho stilato questa breve guida alla scrittura dei feedback.

1. Ascoltare il corpo

Mentre leggete, prestate attenzione al vostro corpo. Qualcosa vi ha fatto sorridere? Una scena, una frase, vi ha infastidito? Una parola ha fatto tremare il vostro cuore? Appuntatevi mentalmente quest’impressione, vi servirà più avanti.

2. Non serve un poema

Non fatevi spaventare dal riquadro bianco che vi invita a commentare. Non siete chiamati a scrivere un poema, ma solo a condividere la vostra opinione. E se non avete un’opinione su ciò che avete letto? Allora affidatevi al punto 1: fate sapere al vostro scrittore che cosa vi ha emozionato, turbato, infastidito, divertito, anche se si trattasse di un’unica frase.

3. Criticare non significa distruggere

A volte ciò che leggiamo non ci piace. È giusto, non c’è niente di male. Ognuno ha i propri gusti (io, per esempio, detesto il romance). Esprimete sempre la vostra opinione con garbo. Se il genere che avete appena letto non è nelle vostre corde, incentrate il vostro feedback su osservazioni tecniche come lo stile, il punto di vista, l’uso delle metafore o delle figure retoriche.

4. “Dosa bene amore e crudeltà”

Un feedback costruttivo possiede tre elementi: la lode, la critica, la lezione da imparare. Mantenete questo equilibrio nei vostri commenti. Sforzatevi di evidenziare almeno un lato positivo nel lavoro altrui: è incoraggiante. Con rispetto sottolineate cosa, secondo il vostro parere, non funziona bene: è stimolante. Unite questi due ingredienti e donerete allo scrittore qualcosa di incommensurabile: la volontà di ricominciare subito a scrivere, e migliorare.

Compiti per casa

Da ora in poi, se siete scrittori e leggete testi di altri che, come voi, condividono la passione per la scrittura, offrite loro il vostro supporto. Fateli sentire meno soli. Date loro un feedback sul loro duro lavoro.

Non vorreste, in fondo, sentirvi meno soli anche voi?

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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

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