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Erano amanti imperfetti. Lo avevano sempre saputo, dal giorno in cui avevano bevuto il primo tè dalla tazzina sbeccata. A lei non era importato – aveva avvolto l’avorio con le dita lunghe e gli aveva rivolto un sorriso timido. Lui ci teneva di più a queste cose e aveva sospirato, versando l’ennesima zolletta di zucchero nel tè nero profumato di bergamotto.

Erano amanti imperfetti ma il ticchettio della pioggia sui vetri della mansarda ricordava a entrambi una ninnananna, un’infanzia passata a correre tra le spighe di grano e i sassi del ruscello. Lei profumava ancora d’estate. Il sole le aveva baciato il viso così tante volte da tempestarle le guance di lentiggini – per ogni macchia un bacio rubato. Lui aveva addosso l’odore del vento, e la stessa irrequietezza.

Sedevano in silenzio sulle travi di legno scaldate dal caminetto. Ogni tanto si scambiavano un’occhiata. Non avevano bisogno di molte parole. Lui dipingeva strappandosi i colori dalla punta delle dita. Lei si era chiesta milioni di volte se il dolore influisse sulla qualità del colore. Lo rendeva cangiante? Creava nuove, inedite sfumature? Non l’avrebbe mai scoperto ma non le importava davvero capire da dove Lui tirasse fuori i colori. Ciò che contava era che respirasse, intento com’era a dipingere l’anima sulla tela.

Lei si allungò sul pavimento come un gatto, rotolò sulla schiena e fissò il soffitto. Anche quella notte si sarebbe tramutata e avrebbe sorvolato i tetti delle case a caccia di ricordi. Alla sola idea sentì le piume tremare d’eccitazione. Si avvolse nelle ali e i petali di iris sui suoi occhi si chiusero. Anche quella era un’altra differenza tra loro. Negli occhi di Lui sbocciavano rose del deserto.

Si tirò su pigramente e gli si avvicinò. Premette la guancia sulla sua e guardò la tela. Un silenzioso lupo dagli occhi rossi le restituì lo sguardo.

“È lei che incontrerò stasera?” sussurrò alla sua pelle. Un profumo che le ricordò la cannella le colpì il cuore.

Lui annuì e tamburellò le dita sulla tela. Una villa lugubre si tratteggiò sul cotone, diluendosi in chiazze di grigio e rosa sporco. Doveva essere stata bella, un tempo. E, un tempo, Lei doveva essere stata felice là. Le grandi ali sussultarono. Si aggrappò a Lui e fece scivolare le dita dentro la sua camicia, sul suo petto caldo. Amava il suo calore. La faceva sentire a casa.

“Mi ferirà?” chiese quando finalmente trovò il coraggio di affrontare la paura. Lui annuì di nuovo e si voltò a guardarla. Le accarezzò il viso spaventato e le premette le labbra di legno sulla bocca. A suo modo, le augurò buona fortuna.

Lei tornò solo due giorni più tardi, un’ala spezzata e il cuore dilaniato. Lui la lasciò entrare e le avvolse il viso tra le mani. Le sfiorò ogni centimetro con la punta del naso, con le guance, con le labbra mute. E a poco a poco il colore dell’estate tornò a brillare.

Erano amanti imperfetti.

Ma a nessuno dei due era mai davvero importato.


Nota di Ember.
Torno dopo mesi a pubblicare una storia. Vi chiedo scusa per l’attesa: scadenze, urgenze, tanto lavoro e un bel po’ di vita arretrata mi hanno tenuta lontana da questo sito. Ma nell’ombra ho continuato a scrivere.

Se vi va di supportarmi, potete trovare qui i primi capitoli del mio romanzo. Vi sarò grata se vorrete lasciare un’impronta del vostro passaggio, un commento o una condivisione.

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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

2 commenti

loscalzo1979 · Marzo 14, 2019 alle 9:03 pm

Che bellezza <3 <3 <3

    Ember · Marzo 14, 2019 alle 9:07 pm

    Grazie, Enry! Non sai quanto mi fa piacere leggere la tua opinione 😊
    Il romance non è esattamente il mio genere ma avevo questa scena dentro gli occhi. Raccontarla mi ha fatto bene al cuore.
    Grazie per essere passato e per il supporto. Lo apprezzo tanto

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