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Riassunto degli episodi precedenti: La sosta all’isolotto di Jia ha portato alla luce una vecchia conoscenza – non proprio gradita – di Nïum.

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Quando Nïum bussò alla porta degli alloggi di Fey, gli apparve davanti un ragazzo più emaciato del solito, con due occhiaie profonde.

“Ehi, amico. Hai una cera pessima. Sei sicuro di stare bene?”

Fey annuì e si tolse i capelli dal viso cercando di darsi un contegno.

“È solo mal di mare… Stiamo partendo?”

“Anche meglio! Stiamo gareggiando. Lunga storia, sono stato sfidato e ho un onore da mantenere alto. In ogni caso, volevo dirti di reggerti forte e, soprattutto, di stare fuori dai piedi.”

Guidato dal suo proverbiale rispetto verso la volontà di Nïum, Fey recuperò il cappello e seguì il ragazzo sul ponte. Il Ballerino corse a piedi nudi sulle travi di legno umido di salsedine e saltellò da un albero all’altro per spiegare le vele e orientarle in direzione del vento, poi raggiunse il cassero e afferrò il timone. Fischiettando un motivetto orecchiabile, si alzò sulle punte e cominciò a muovere qualche passo in avanti per allontanarsi dalla banchina dello Sheng. Fey lo raggiunse poco dopo, aggrappandosi alla balaustra nel tentativo di nascondere la fatica di quei movimenti, e rivolse all’isolotto di Jia un sorriso incantato.

“Guardalo… Mi domando come sia dormire una singola notte in una tale meraviglia… Quali sensazioni si provano, quali suoni si percepiscono?”

“I suoni soddisfatti di chi ha trovato compagnia per la notte, poeta” tagliò corto Nïum mentre raggiungeva il punto prestabilito per l’incontro, i capelli arruffati e sporchi di sale appena smossi dalla brezza. Lanciò al rìshí un’occhiata in tralice, poi sospirò.

“È una bella sensazione. Non so dirti per gli altri, ma per i Ballerini è un po’ strano. Certo, abbiamo tutti gli stivali, ma si sente comunque qualcosa sotto i piedi. Come una storia antica, un canto lontano… Sai quando i vecchi ti raccontavano storie da bambino? Ecco, è come ricordare qualcuna di quelle storie, una sensazione lontana ma familiare…”

In silenzio, Fey lo ascoltò senza mai abbassare lo sguardo dallo Sheng, un colosso di legno, vetro e vele lontano nel mare. Nïum si grattò il mento, perplesso.

“Con tutti i soldi che hai non puoi permetterti una camera per una notte?”

Fu in quel momento che Fey si concesse una breve, timida risata.

“Mio ingenuo pesciolino, come potrei? È troppo rischioso. Se dovessero riconoscermi dovrei farli fuori tutti…” Allargò le braccia e il vento s’insinuò nelle maniche ampie dell’hanfu color lino giocando e attorcigliandosi intorno ai suoi polsi. “E diciamocelo… Con la mia prorompente personalità non passo certo inosservato…”

Ancora in attesa di Katalu, Nïum si appoggiò sul timone e ignorò l’occhiolino del rìshí.

“In effetti è da un po’ che ci penso… Hai idea di quanto sarebbe più facile spostarsi se ti vestissi come tutte le persone normali?!” Gli rivolse un cenno con il mento. “È proprio necessario tutto questo sfarzo, tutta questa… che è, seta? Immagino che tu sia troppo delicato per vestirti come un marinaio, ma così è come se andassi in giro gridando: ‘Ehi, guardatemi! Sono il rìshí Long dei Padiglioni di Perla! Sì, le cose che dicono su di me sono vere e c’è una taglia sulla mia testa! Venite a prendermi!’.”

Sul viso pallido di Fey baluginò l’ombra di un sorriso. Si posò la mano sul petto all’altezza del livido nascosto dall’hanfu e diede le spalle a Nïum per rivolgere la propria attenzione al mare. Sconfinato, luccicante di sole, si stendeva sotto i loro occhi come una lastra di cristallo sottile, una teca senza spigoli che lasciava intravedere coralli magenta e lunghe murene guizzanti.

“Non posso darti torto… eppure…” Allontanò le dita dalla stoffa e le strinse intorno alla balaustra di Lantian per sorreggersi. “Non voglio che le persone si dimentichino di me… Sono ancora vivo, anche se decaduto, e non permetterò che questa situazione si prolunghi ancora. Io sono e rimango il rìshí Long.”

Per la prima volta in quasi trent’anni, Nïum lo guardò con curiosità. Dall’inizio del loro viaggio non era mai successo che Fey menzionasse i fatti accaduti ai Padiglioni di Perla. Aprì la bocca per cogliere l’occasione e porre le proprie domande, ma s’interruppe, serio di colpo.

“Eccola…” mormorò risollevandosi dal timone, gli occhi dorati simili alle fessure sottili con cui i felini studiano le loro prede. Fey inarcò un sopracciglio e seguì lo sguardo dell’amico fino a una piccola nave che riconobbe come Xiaonü, governata stavolta da un capitano ben più avvenente del povero Gerkin.

“Sei stato sfidato da una donna?” Sorpreso e ben attento a nascondere il proprio sguardo col cappello di bambù, Fey studiò la ragazza che passava accanto a loro in silenzio.

“Abbiamo un conto in sospeso, io e lei. Ora sta’ zitto e reggiti forte.”

Katalu si avvicinò alla murata di Xiaonü, posò uno stivale sulla balaustra e tirò su un guanto. Sulla sua spalla, un falco bendato annusava il vento.

“Ti sei portato la scorta, Ballerino?” domandò la ragazza rivolgendo un’occhiata veloce a Fey.

“Potrei chiederti la stessa cosa…” rispose Nïum indicando il falco. “Vuoi vincere sporco facendomi staccare gli occhi durante la gara?”

“È un’idea allettante, non ci avevo pensato. Grazie, quasi quasi la seguirò.”

“Vediamo di darci una mossa e finirla con questa pagliacciata. A differenza tua, non ho tempo da perdere.”

Nïum inforcò gli occhiali da aviatore.

“Molto bene. Le regole sono semplici, dovrebbe capirle anche un totano lesso come te. Quando Shizi spiccherà il volo, quello sarà il segnale della partenza.” Katalu indicò l’isolotto di Jia alle loro spalle. “Il primo che passa sotto il Ponte dello Sheng vince e si porta via la coda del Vermiglio. Pensi di riuscire a farcela?”

“E tu pensi di riuscire a sopportare il peso della sconfitta? Non credere che ci andrò piano con te per i tuoi… infortuni… Non mi fai compassione.”

“Non chiedo di meglio…”

Katalu si umettò le labbra in un sorriso di sfida, girò sui tacchi e raggiunse il timone. Quando Nïum abbassò lo sguardo, trovò Fey sul punto di esplodere.

“Non dire una parola…”

“Che caratterino…”

“Sei avvisato, se cadi in mare sono affari tuoi. Non torno indietro a riprenderti.”

“Dove l’hai conosciuta?”

“Ti lascio annegare, rìshí!”

“Va bene, va bene… Agli ordini, capitano!”

Rosso in viso per l’irritazione, Nïum afferrò più saldamente la barra. I piedi nudi scottavano sulle travi di legno bagnate dal sole ma non ci fece caso. Amava quella sensazione ruvida di granelli di sabbia e suaria levigata dall’usura. L’avrebbe riconosciuta anche a occhi chiusi.

“Lantian…” sussurrò, accarezzando il timone. “Abbiamo un bottino da conquistare. Sei pronta? Mi affido a te…”

Proprio in quel momento Shizi lanciò un grido e si alzò in cielo con le ali possenti spalancate nel tentativo di abbracciare il sole. Nïum trasalì e cominciò a correre sul posto. L’Acqua d’Argento dei suoi piedi sembrò sciogliersi e diffondersi sul legno della nave, legando Nïum a Lantian, facendo di loro un’unica creatura. Fey finì a terra, colto alla sprovvista dalla velocità di Lantian che in men che non si dica si era lasciata alle spalle la misera Xiaonü guidata da una donna che non la comandava, che non ne conosceva il cuore e gli intimi segreti, e che era destinata a non conoscerli mai, ritenendo una nave una semplice casa che si muove sul mare. Come immaginerete, il discorso è ben diverso per i Ballerini. Ah, navigare. Navigare per loro è vivere.

Fey si tirò su e si aggrappò a una fune per mantenere l’equilibrio. Incuriosito dal legame tra Nïum e Lantian, spostò lo sguardo sui piedi del Ballerino mentre le vene sui propri polsi sembravano pulsare, sempre più azzurre. Provò l’insano impulso di allungare la mano e sfiorare l’Acqua d’Argento che si spargeva sulla nave in sottili rivoletti simili a serpenti luccicanti, ma si trattenne. Sollevò invece lo sguardo su Nïum intento a ballare, concentrato nel proprio mondo di onde, di vento, di correnti e di vele. Un vero figlio del mare, penserete. Un tutt’uno col mare, aggiungerei io.

Al loro fianco, Katalu aveva imboccato una rotta di vento favorevole e aveva riacquistato velocità, raggiungendoli con le vele spiegate. Nïum le lanciò un’occhiata frettolosa, poi tornò a guardare di fronte a sé. Lo stretto Ponte dello Sheng si stava avvicinando e non poteva permetterle di raggiungerlo insieme a lui. Gridò a Lantian di correre più forte, di danzare sul mare, batté i piedi sul legno e le offrì tutta l’Acqua d’Argento della sua vita. Senza che Fey potesse fare nulla per controllarlo, l’Occhio della Vista sulla sua fronte si spalancò, luminescente e inquisitorio, mentre l’Acqua d’Argento sulle travi scivolò fino a lambire il suo hanfu. Strinse i denti e gli occhi persero di vista Nïum, Lantian, il mare, le colonne dello Sheng sempre più vicine, e si ritrovano a osservare palafitte in fiamme, braccia e gambe smembrate che giacevano a terra come macabri fiori in un campo inzuppato di sangue. Draghi cobalto cominciarono a intrecciarsi ai suoi polsi quando sollevò la mano di fronte a sé per attrarre altri dettagli della visione. Un attimo dopo, tutto andò in pezzi. Il grido di Nïum lo riportò alla realtà e, quando sbatté le palpebre, trovò il Ballerino impegnato a virare con tutte le sue forze. L’Acqua d’Argento era tornata ai suoi piedi e voci confuse stavano gridando frementi d’eccitazione. Non solo Katalu aveva affiancato Lantian, ma non accennava neanche a tirarsi indietro. Il lembo di mare tra le due colonne dello Sheng si fece a mano a mano sempre più sottile, sempre più minuscolo, finché non divenne evidente che ci sarebbe stato posto per una sola nave, un solo vincitore. Fu allora che Nïum scelse l’amore alla gloria. Spinse i talloni contro il legno di Lantian e la pregò di fermarsi per non finire sfracellata contro lo Sheng. Piuttosto che un simile destino, meglio la sconfitta: fu questo che, a mio modesto parere, pensò.

Riluttante, Lantian obbedì al tocco gentile del suo capitano e virò con dolcezza, lasciando a Katalu lo spazio necessario per superarla e tagliare il traguardo. Un boato di grida si sollevò dallo Sheng per salutare la leggenda appena nata.

Strisciando i piedi a terra, Nïum superò il Ponte nella vergogna di essere stato battuto e si lasciò crollare sul timone. Quando sollevò lo sguardo, si ritrovò di fronte Katalu che, scavalcata la balaustra di Xiaonü con un saltello e attirato Shizi sul proprio avambraccio, era venuta a porgere omaggio al perdente. Nïum sollevò lo sguardo fiero per non dare alla donna la soddisfazione di vederlo in quello stato. Dal canto suo, lei sorrise, si alzò sulle punte e gli diede un buffetto scherzoso sulla guancia.

“Non piangere, Occhi Belli. Sarà per la prossima volta…”

Katalu strizzò il suo unico occhio, diede le spalle al ragazzo e se ne andò a gustarsi la propria vittoria.

Il Ballerino dell’Acqua rimase immobile a fissare il punto dove alcuni istanti prima si era trovata la ragazza. Quando Fey lo raggiunse e gli posò una mano sulla spalla, strinse i pugni.

“È una Shuihuien anche lei?”, domandò il rìshí, seguendo con lo sguardo Katalu che spariva dentro le colonne dello Sheng.

Nïum grugnì in un assenso, si scrollò la mano dalla spalla, scavalcò la balaustra e saltò sul ponte, diretto alla sua cabina nel più totale silenzio. Fey lo seguì pigramente con lo sguardo. Una volta rimasto solo, sollevò il cappello di bambù dal viso e lasciò gli occhi azzurri liberi di scintillare, più brillanti. Fece schioccare la lingua.

“Oh, mi piace…” sussurrò.

Continua a leggere l’episodio 8


Colonna sonora consigliata: The Beast Festivities – Masakatsu Takagi
Immagine: Pirates Age Card Game Illustration di cgfelker
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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

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