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Riassunto degli episodi precedenti: La sfida del Falco dei Mari si è conclusa. Una volta lasciato l’isolotto di Jia, Fey e il Ballerino dell’Acqua riprendono il loro viaggio

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Quando sei d’umore nero, abbraccia un’onda e facci l’amore. Così dicono a Shuihu e così aveva fatto Nïum una volta scagliati camicia e pantaloni sul ponte. Si era arrampicato in cima al pennone, aveva aperto le braccia e un attimo dopo ecco che lo vediamo stagliarsi contro il cielo, minuscolo delfino d’aria dai piedi argentati, impegnato a descrivere un arco che lo porti a schiantarsi il più violentemente possibile contro la schiuma delle onde.

Splash.

L’acqua gelida sulla pelle arsa dal sole. Il sale sulla ferita aperta del suo orgoglio. C’era un che di furente nei calci che sferrava al mare per tornare in superficie, quasi volesse vendicarsi in quel modo infantile per essere stato tradito. Riemerse per riempirsi i polmoni d’aria, poi si abbandonò di nuovo alla corrente che lo spingeva verso Lantian. Toccò lo scafo con i piedi, si spinse lontano, afferrò con entrambe le braccia un’onda e le si avvinghiò addosso. Senza chiedere il permesso, senza bisogno di presentazioni.

Dall’alto della balaustra, Fey osservava la scena con una curiosità distaccata, quasi scientifica. Da giorni, ormai, navigavano in quel modo: l’uno immerso nei propri pensieri, l’altro immerso nei propri pensieri omicidi. All’inizio Fey aveva tentato di rompere il ghiaccio con frasi innocue come “Avresti mai pensato di poter essere battuto da un’altra Shuihuien?” o “Mi passi il sale?” ma aveva ben presto intuito – non senza un generoso suggerimento da parte del coltello da cucina di Nïum conficcato con un po’ troppo sadismo nella testa delle loro cene acquatiche – che il silenzio, spesse volte, vale oro.

Si era quindi rassegnato a passare le giornate ciondolando da un lato all’altro del cassero di Lantian, sonnecchiando di tanto in tanto con le spalle contro la suaria rovente e il cappello calato sul viso mentre Nïum si dava un gran da fare per tenere le mani e i pensieri occupati. C’era da lavare il ponte, o da ammainare le vele, o da pescare la cena, o da appollaiarsi in cima all’albero maestro e ritagliarsi qualche attimo di stramaledetta solitudine.

Poi, una notte, l’aria d’estate diventò pungente e portò con sé il nuovo profumo del ghiaccio delle montagne. Fu in quella notte che Nïum si decise a bussare alla porta di Fey per affrontarlo.

“È aperto…”

Udire la voce di Fey lo fece pentire seduta stante del gesto appena compiuto. Tuttavia, quando entrò, il rìshí non gli rivolse nemmeno uno sguardo. A capo chino sui coriandoli di pergamena che aveva cercato di ricomporre al lume di una candela prossima a spegnersi, tamburellava l’indice fissando le parti mancanti: un gigantesco vuoto centrale, uno più piccolo, marginale, sul fondo. Fey sospirò e chiuse gli occhi. Quando li riaprì, un guizzo di divertimento li fece brillare. Seguì lo sguardo perplesso di Nïum sulla pergamena ma non si affrettò a nasconderla. Aveva poco senso nascondere parole scritte a qualcuno che in ogni caso non avrebbe saputo leggerle. Gli rivolse, invece, un ampio sorriso.

“O hai deciso di interrompere il tuo voto di silenzio, o sei qui per propormi lo stesso trattamento che riservi alle tue onde. Spero che si tratti del primo caso: per il secondo non sarei in grado di aiutarti.”

Per tutta risposta Nïum sbatté le mani sulla scrivania, facendo sussultare la candela, e si sporse verso Fey.

“Sei stato tu, non è vero?”

La sorpresa spinse le sopracciglia del rìshí in cima alla fronte. Fissò l’espressione stizzita di Nïum per qualche istante, poi scoppiò a ridere e si strinse nelle spalle.

“Sono accusato di svariati crimini, ultimamente. Sii più preciso, sii gentile. Sono stato io a fare cosa?”

“Lo sai benissimo, rìshí!” Nïum sbatté di nuovo i palmi sul tavolo. “Sei stato tu a farmi perdere. Lantian non mi ascoltava, era distratta. Che cosa le hai fatto?”

Lo sguardo di Fey seguì le labbra di Nïum aprirsi e chiudersi come se stessero sputando veleno. Si posò le mani in grembo, intrecciò le dita e si dondolò sulla sedia, rivolgendo al ragazzo un sorriso sornione.

“Parola mia, accusi la persona sbagliata. Il mio coinvolgimento nella tua gara si limita ad averne osservato l’esito poco felice. A questo proposito avrei, in effetti, un quesito che mi ronza in testa. Ti senti forse stanco? Qualcosa ti preoccupa? È da un po’ che mi sembri avere… com’è che dicono? I nervi a fior di pelle. Mi domando come mai…”

Le orecchie di Nïum s’incendiarono d’improvviso. Fey fece appena in tempo a scorgere le nocche sui pugni del ragazzo assumere lo stesso colore del latte di capra che si ritrovò le mani di Nïum intorno al collo.

“Stammi a sentire, rìshí. Non provare a fregarmi. So che c’è il tuo zampino in tutto questo. Ho sentito Lantian tremare, i miei piedi andare a fuoco… Non è mai successo prima e, guarda caso, accade proprio quando ci sei tu.”

Così com’era apparso, il sorriso di Fey scomparve dal suo volto. Un baluginio di cobalto gli incendiò gli occhi mentre l’ombra di squame opalescenti gli attraversava la guancia in un’onda.

“Ti dispiacerebbe togliermi le mani di dosso e discutere in maniera civile?”

Come scottato, Nïum mollò la presa. Potete credermi se vi dico che in quel momento, nonostante la rabbia di una sconfitta immeritata, nonostante l’amarezza di aver perso la faccia di fronte ai suoi compari, il sentimento predominante nel suo stomaco fu un senso di vergogna che gli attorcigliò le budella. Distolse lo sguardo e, quando si decise a parlare, lo fece in un sussurro appena percettibile.

“Dimmi la verità, rìshí, o al prossimo porto ti lascio alla tua gitarella intorno al mondo e me ne lavo le mani di te e della tua pergamena.”

Lo sguardo gelido di Fey abbandonò il suo viso per seguire distrattamente le curve di una venatura del legno della parete. Sollevò il mento.

“Sei libero di farlo, e sei altrettanto libero di lasciare che il tuo popolo venga massacrato.”

“Di che diavolo stai parlando?”

“L’ho Visto,” pronunciò Fey in un mormorio. Allungò le dita verso la candela e per un istante parve che l’accarezzasse, vorticandole intorno. Poi, d’un tratto, la fiamma si staccò dallo stoppino e scivolò tra le dita del rìshí come un’anguilla dorata. Gli occhi di Nïum seguirono con una certa meraviglia quei movimenti ipnotici.

“Fuoco ovunque, e innumerevoli morti. L’Acqua d’Argento dei tuoi piedi mi ha sfiorato – ecco che cos’è successo. Puoi continuare a lamentarti della tua insulsa perdita, o puoi invece essere grato che io abbia conosciuto quel futuro. Se non l’avessi mai Visto, non avremmo avuto la possibilità di cambiarlo. E dunque…” Le labbra di Fey si allargarono in un sorriso strafottente. “Vuoi ancora prendermi a pugni?”

Con i denti stretti e le braccia incrociate al petto, Nïum si sedette lentamente sulla scrivania di Fey.

“Con tutto il mio cuore. Ma m’interessa ciò che hai da dire…” Abbassò lo sguardo sulla pergamena e ne sfiorò un frammento. “Sei riuscito a trovare questa benedetta Fonte?”

Fey soffiò sulle dita e spense la fiammella.

“Come puoi intuire, mio retorico amico, l’assenza del frammento centrale rende la lettura di queste indicazioni se non impossibile, di certo difficoltosa…”

Nïum inarcò un sopracciglio. Più volte aveva sospettato l’inutilità dei letterati, ma quello scambio di battute fugò ogni suo dubbio.

“Quindi no?” domandò sbrigativo.

“Quindi no” confermò il rìshí.

Un tuono ovattato attirò l’attenzione del Ballerino. Attraversò la stretta cabina scavalcando la tracolla di Fey e decine di piatti sporchi impilati, diretto alla finestrella sul fondo. Imprecò quando urtò una scodella con un piede.

“Maledizione, rìshí. Sei un pozzo senza fondo. Di questo passo finirai tutte le provviste…”

Aprì la finestrella e si sporse fuori. Sopra le loro teste, il cielo calmo aveva disteso un banchetto di stelle. Le nuvole in lontananza, tuttavia, preannunciavano un vivace temporale. Richiuse la finestra e si appoggiò alle pareti di Lantian. Non ci volle molto prima che il silenzio concentrato di Fey diventasse insostenibile per le sue orecchie.

“Quindi…” iniziò, fissando la schiena del rìshí, “Era questo che facevi ai Padiglioni di Perla? Intendo… startene chiuso come un topo in una scatola. Come fai a non impazzire? Non ti manca l’aria?”

“Sei preoccupato per la mia salute? Che gesto adorabile, Nïum…”

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo e si spinse sulla punta dei piedi per assecondare i movimenti di Lantian sulle onde e raggiungere di nuovo la porta della cabina.

“Scommetto che non hai mai bevuto Nettare in mezzo a una tempesta di fulmini. Vieni… Ti mostro qualcosa d’incredibile…”

Ah, se aveste visto la faccia di Fey! Non che fosse esattamente semplice cogliere alla sprovvista un profeta, ma diavolo, non si sarebbe aspettato un atto di gentilezza da parte di Nïum neanche se l’avesse Visto un momento prima nel cranio di un eunuco imperiale. Fu quindi con immenso stupore e i sensi all’erta per scongiurare eventuali fregature che seguì Nïum sul ponte e lo guardò infilarsi con un salto nel boccaporto.

Bizzarro, ma non impossibile.

Classificò così l’evento prima di sollevare lo sguardo verso il cielo stellato e chiudere gli occhi per un istante. Sentì l’aria frizzante del Nord penetrargli nella testa attraverso le narici mentre fulmini sempre più vicini annunciavano l’inizio della loro danza sul mare tubando come tortore. Oscillò verso la balaustra e allungò una mano verso l’acqua nera. Le onde si schiantavano sulla chiglia di Lantian nel disperato tentativo di richiamare l’attenzione del loro indifferente amante Shuihuien. Un accenno di tenerezza s’insinuò sul sorriso di Fey. Aprì le dita, le intrecciò al vento, fece per accarezzare la schiuma mentre spruzzi salati gli bagnavano le guance, facendolo ridere come un bambino per un piacere semplice, quasi dimenticato.

“Se muori dalla voglia di finire in mare, ti ci posso sempre buttare io. Non mi faccio scrupoli, eh?” Alle sue spalle, Nïum sollevò in aria due bottiglie di birra sänshier, meglio nota con il nome di Nettare tra i contrabbandieri, e lo raggiunse. Si appoggiò alla balaustra, stappò i tappi di sughero con i denti e passò una bottiglia a Fey. Con la propria brindò in direzione dei fulmini.

“Bevi, rìshí, e rimani incantato.”

Fey non se lo fece ripetere due volte. Bevve un lungo, lento sorso deliziato, guardò la bottiglia unta di ditate e sorrise.

“Viene da Shuihu?”

Nïum sbuffò a ridere e si strinse nelle spalle.

“Puoi dirlo forte. Il sapore di casa non si scorda mai, eh?” Il ragazzo lanciò un’occhiata di sottecchi a Fey. “Vedo che non l’hai dimenticato nemmeno tu, nonostante ci abbia dato tutti in pasto a Li…”

Le dita di Fey si serrarono intorno alla bottiglia. Eccola là, la fregatura. Si voltò e sollevò lo sguardo sui fulmini simili a dita scheletriche, la fronte appena corrugata, le labbra tese d’amarezza.

“È me che incolpi, dunque…” sussurrò dopo alcuni attimi di silenzio. Nïum sollevò il mento e bevve un sorso di birra frettoloso. Per darsi coraggio, se volete la mia opinione.

“Perché non ci hai protetti, rìshí? Perché?”

Fey spostò lo sguardo su Nïum, gli occhi simili a tizzoni ardenti nel mare.

“Non sai di che cosa stai parlando…”

“Allora spiegamelo. Penso che tu me lo debba. Lo devi a tutti noi…”

Abbassando la bottiglia sul fianco, Fey scosse la testa e si scostò dalla balaustra.

“Chiudiamo qui questa conversazione. Grazie per la birra…”

Fece per allontanarsi, ma Nïum gli afferrò un polso.

“Sei un codardo,” sibilò.

Quella che Fey gli lanciò fu un’unica occhiata gelida, ferita. Nïum avvertì il sangue congelarsi nelle vene e di nuovo la sensazione di vergogna prese possesso del suo stomaco. Lasciò il polso di Fey quando quest’ultimo lo strattonò per liberarsi.

“Credi davvero che non ci abbia provato? Credi che mi diverta a camminare tra gli uomini? Io, che camminavo in punta di piedi tra le stelle? Non sai di che cosa parli, Nïum. Ma non merito il tuo rancore. Non sono io il rìshí che devi odiare…”

Le parole di Fey raggiunsero le guance di Nïum come una sferzata. Abbassò lo sguardo e aspettò che il rìshí sparisse nella sua cabina prima di arrampicarsi sull’albero maestro e sfidare i lampi con un grido.

Continua…


Colonna sonora consigliata: Boys Under the Summer Sky – Masakatsu Takagi
Immagine: Map Card in L5R di natebarnes
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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

6 commenti

loscalzo1979 · settembre 1, 2018 alle 8:08 pm

Bentornata <3

    Ember · settembre 1, 2018 alle 10:00 pm

    Grazie, Enry. È un piacere essere di nuovo qui 💙

Alice · settembre 10, 2018 alle 9:19 pm

La trama si infittisce! Lo sai già, i dialoghi criptici non mi fanno impazzire, specie quando mi mancano i dettagli necessari per poterli seguire, ma ti leggo da abbastanza tempo da sapere che quello che avrai in serbo per noi varrà tutta l’attesa. In ogni caso ti faccio i miei più sentiti complimenti per la forza di volontà ferrea che richiede il continuare ad aggiornare questa storia (e il sito) nonostante gli impegni. Nei tuoi panni, avrei abbandonato molto prima (ma che dico, l’ho già fatto.. >.> *le fiss tutte le bozze che non ha la forza di continuare*)
un abbraccio forte!

    Ember · settembre 12, 2018 alle 12:26 pm

    Ciao Alice!
    Innanzitutto grazie per aver trovato il tempo di scrivermi i tuoi pensieri. So quanto sei indaffarata in questo periodo e ti sono davvero tanto grata per il supporto.
    Spero che la trama si riveli all’altezza delle tue aspettative – come sai, è un continuo work in progress che riserva sorprese persino a me: capita spesso che progetti un capitolo e poi i personaggi decidano di disobbedire. Rende la mia esperienza di scrittura molto elettrizzante, devo ammettere 😆
    Trovare il tempo per scrivere, editare e aggiornare non è sempre facile, sto cercando di impormi di lavorare la domenica ma spesso crollo davanti al computer. L’amore, però, vince sempre. E quello che provo per questo piccolo mondo di storie e pensieri è puro amore.
    A presto!

edvige_hoshi · settembre 17, 2018 alle 9:18 pm

Capitolo principalmente introspettivo, che non mi è dispiaciuto affatto *-*
Tra un’avventura e l’altra ci permetti di conoscere questi due personaggi, di farci un’idea su di loro, che può essere più o meno confermata in momenti di “pausa” come questi.
E di Nïum ho capito che è limpido, nelle cose che fa: lo si capisce dai gesti un po’ bruschi, dalle parole dirette, ma anche da quegli atti di gentilezza che si lascia sfuggire.
Fey è quasi il contrario: si nasconde dietro le parole e le allusioni, ciò che dice può avere diverse interpretazioni, ed è chiaro che nasconda qualcosa del proprio passato.
Sono davvero curiosa riguardo le vicende cui si riferiva Nïum, adoro il tuo modo di mescolare avventura, misteri, riflessione e un pizzico di comicità!
A presto, spero!

    Ember · settembre 29, 2018 alle 8:47 am

    Grazie per questo pensiero, Edvige. Leggere le tue parole mi ha donato un sorriso. Mi piace la visione che hai di Nïum e di Fey. Sono personaggi incredibilmente divertenti da gestire. Uno dei due parla in continuazione nei miei pensieri, l’altro profuma di salsedine e vento che sferza le guance.
    Spero che l’avventura continui ad appassionarti. Ci vediamo nel prossimo episodio!

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