Tempo di lettura: 10 minuti
Leggi tutti gli episodi di PILGRIM qui: 
 01. Trambusto alla Locanda

02

In fuga

Nïum aveva passato la vita tra i bulloni e le chiavi inglesi. Non aveva studiato – “Leggere è un privilegio per pochi!”, diceva sempre suo nonno quando i monaci passavano in processione davanti alle semplici palafitte del villaggio di Shuihu – ma non se n’era mai fatto un gran cruccio. Un pasto caldo nello stomaco ogni giorno, una manciata di monete di rame tintinnanti nelle tasche e l’odore del legno e del cuoio a riempirgli le narici e le giornate: questo era tutto ciò che gli serviva per essere felice, dopodiché grazie tante. Che i letterati si tenessero pure la loro filosofia, per come la vedeva lui non si trattava di niente più che aria marinata in salsa di soia. Armonia dell’universo, ordine e caos, striature tra il mondo-di-qui e il mondo-di-là: tutte baggianate. La sola realtà che valeva la pena di conoscere era quella di fronte ai suoi occhi.

“Si vive di calli sui palmi delle mani,” ripeteva fino allo sfinimento a Fey nelle notti più placide del loro viaggio, “di salsedine tra i capelli e di fame. È il legno della mia nave che alla fine dei giochi ti salva le chiappe, non i tuoi fischiettii da quattro soldi. Ricordatelo!”

Ora, se il buon Nïum avesse conosciuto il vero potenziale dei “fischiettii da quattro soldi”, come li chiamava lui, si sarebbe ricreduto alla svelta. Tuttavia, se volessimo essere pignoli e spezzare una lancia in suo favore, dovremmo ammettere che non avesse proprio tutti i torti. Fey era una calamita ambulante di guai. E su questo potete credermi, il dito che mi manca se lo ricorda bene.

Fu quindi con un certo oscuro presentimento misto al fervente impulso di strangolare l’amico nel sonno alla prima notte di luna di giada che Nïum si sollevò gli occhiali da aviatore sulla fronte e guardò Fey risalire il ponte della nave con un sorriso colpevole sul volto.

“Dimmi che non è una testa quella che sta penzolando dalla tua cintura.”

“Non è una testa quella che sta penzolando dalla mia cintura. A dire il vero, è il nostro destino.” Rispose Fey sbrigativo, posando una mano sul cappello di bambù per impedire al vento di rubarglielo.

“Quanta poesia in un solo uomo! E perché mai il tuo destino starebbe gocciolando sangue sulla mia nave?”

Il giovane si strinse nelle spalle e fece per sparire nella cabina.

“Un lieve incidente di percorso. Niente di cui preoccuparsi, te lo garantisco.”

“Chissà perché non riesco mai a credere alle tue garanzie…”

“Perché sei un malfidato,” rispose la voce lontana di Fey, “Ma se fossi in te comincerei a togliermi gli stivali.”

Gli occhi di Nïum, due mandorle di una pallida tonalità d’oro, si ridussero a fessure. Corse al parapetto e scrutò il porto alla ricerca di puntini in movimento. Guardò in alto, tra i tetti a pagoda delle case e le bandierine colorate che sventolavano le preghiere al vento, e finalmente scorse lo scintillio delle ridicole divise della Guardia di Renminshi. Quella gente, è risaputo, ha un debole per i ravioli: basti guardare la famosa forma a cipolla delle armature delle guardie che, a loro volta, non sono proprio fuscelli. Non è un caso, infatti, che gli Shuihuien le chiamino “Ravioli di Terra”, ma questo non significa che possano essere sottovalutate. Una guardia è una guardia ovunque e se riesce a metterti le mani addosso sei fregato. Questa è la legge sopra e sotto il mare e qualcuno vi intravede persino della giustizia. Ovviamente non Nïum che, percorso il cassero in poche falcate, si lanciò dentro la cabina, aprì la botola della bolla del motore e vi sguisciò dentro, non mancando di rivolgere a Fey un cordiale gesto d’invito ad andare a farsi fottere.

Adesso lasciate che metta in chiaro una cosa. Sì, è vero che tutti gli Shuihuien sanno governare una nave e sì, è vero anche che tutti gli Shuihuien ereditano le loro imbarcazioni dalle madri, ma potete credermi se vi dico che se la cercaste per secoli non trovereste in tutti gli Stati di Li una nave come Lantian. Non che fosse la più bella o la più veloce. Di certo non era nemmeno la più pregiata, visto il semplice legno di suaria con il quale era stata costruita. Ciò che la rendeva speciale era la devozione con la quale Nïum si era dedicato a lei, anima e corpo, fin dal giorno del suo undicesimo compleanno. La devozione e alcuni ritocchi non proprio proprio legali.

Il Ballerino dell’Acqua si avvicinò alla vetrata subacquea, premette un pulsante e scoprì la vasca direzionale. Vi versò dentro un’intera caraffa d’acqua dolce finché la superficie squadrata della vasca non fu ricoperta da un sottile strato liquido. A quel punto si sfilò gli stivali, li lanciò contro la parete alle proprie spalle e fece scivolare i piedi dentro la vasca.

Bene, questo è il momento di dimenticare tutto quello che avete sentito sugli Shuihuien finora. Non sono uomini-pesce, non hanno le branchie e non vivono sott’acqua. Tutt’al più la preferiscono alla terraferma e qualcuno, come Nïum, non scende mai dalla propria nave. Ma tutte le storie sull’essere stati allattati dalle balene, avere la pinna caudale nascosta in mezzo alle scapole e i piedi palmati sono solo leggende inventate dai marinai per screditare gli Shuihuien e il loro talento nel governare le navi. La verità è che gli Shuihuien nascono con l’Acqua d’Argento sui piedi, niente di più, niente di meno. Tra l’altro, la maggior parte ha solo le dita d’Argento, quindi i marinai dovrebbero sbronzarsi di meno e riflettere di più su quanto il talento degli Shuihuien non derivi dalla loro natura ma sia piuttosto frutto di duro lavoro e impegno. Alzo le mani, invece, se mi chiedete di parlare dei Ballerini. Con quelli non c’è possibilità di competizione: le divinità hanno baciato i loro piedi, donando loro il potere di danzare sull’acqua e la maledizione di non potersene allontanare.

Indossati nuovamente gli occhiali da aviatore, Nïum ne ruotò le lenti per mettere a fuoco l’acqua scura oltre la vetrata. Fece un respiro profondo, s’infilò le mani in tasca e cominciò a muovere qualche passo lento sulla superficie dell’acqua della vasca.

“Partiamo, Lantian. Fai la brava, mi raccomando,” mormorò alla nave, dondolando sull’acqua secondo un ritmo dolce, a mano a mano più veloce. La chiglia si allontanò dalla banchina e scivolò nella direzione della corrente. Mentre i Ravioli di Terra raggiungevano il pontile, capeggiati dall’oste della locanda che Fey doveva aver pagato troppo poco, Lantian acquistò velocità, virando contro le onde che s’infrangevano sempre più forte contro la murata della nave. Dentro la bolla di vetro del motore, Nïum si accucciò e cominciò a correre sull’acqua.

“Com’era? ‘Se fossi in te comincerei a togliermi gli stivali’?!” sussurrò a denti stretti, facendo il verso a Fey e schivando uno scoglio per un soffio, “Te lo faccio vedere io, bastardo di un rìshí…”

Saltò sul posto e, insieme a lui, Lantian sussultò sull’acqua. Nïum mosse ancora qualche passo correndo, poi si decise a dare a Fey una lezione. Saltò su un piede, poi sull’altro. Atterrò e piroettò su se stesso. Sbatté un tallone contro il bordo della vasca e fece per saltarne fuori, dopodiché riatterrò sull’acqua. Una nuova piroetta e il cielo terso prese il posto del mare torbido mentre Lantian si capovolgeva. Nïum allargò le braccia, infilò le dita dentro due anelli sul soffitto e tirò con tutte le proprie forze. Due ali di vele gialle si spiegarono ai lati del ponte ribaltato e Lantian si librò in volo come un albatro di legno e cristallo.

Vedete, secondo la legislazione degli Stati di Li, le poche imbarcazioni che sono state costruite per la navigazione per mare e per aria sono tutte registrate presso le autorità. Questo – dicono – per evitare che i ladruncoli rubino gli scafi di chi si può permettere simili gioiellini. Ma datemi retta, fatevi svegli. La vera ragione è garantire agli Stati di Li l’assoluto controllo sul traffico aereo e marino. Certo è che se alla tua nave spuntassero due ali nel corso della notte, le autorità faticherebbero non poco ad acciuffarti nel caso in cui fossi ricercato. E diciamo che, con un passeggero come Fey, diventare ricercati era una certezza all’ordine del giorno.

Richiusa la vasca direzionale per non sprecarne l’acqua, Nïum infilò gli anelli di metallo dentro i fermi conficcati nel legno, così da tendere le corde e mantenere le ali spiegate. Camminando su quello che fino a pochi istanti prima era stato il pavimento e che ora era diventato il soffitto, recuperò gli stivali e scivolò fuori dalla bolla di vetro. La vista che gli si presentò davanti lo ripagò per tutta la fatica di quel frettoloso decollo. Fey era rotolato ai piedi di un pilastro di legno e aveva perso il cappello per strada. Mentre si teneva con una mano la guancia gonfia e arrossata, gli occhi del giovane scintillarono tra i capelli biondo riso.

“Se c’è una qualità che ti si deve riconoscere, pesciolino, è la tua grazia nel pilotare questa nave.”

A testa all’ingiù, Nïum fece schioccare la lingua sul palato e allargò le braccia.

“Qual è il problema, rìshí? Non riesci a stare in piedi?”

Fey lo ignorò, sciolse quel che era rimasto del suo consunto nastro rosso e si legò nuovamente i capelli.

“Sono previste altre acrobazie aeree o posso lavorare in pace?” domandò mentre si rimetteva in piedi e spazzava via la polvere dalla casacca bianca.

“E lo chiami lavorare?” sussurrò Nïum scendendo dal soffitto e recuperando gli strumenti di navigazione sparsi sul pavimento.

Fey socchiuse gli occhi, protese le labbra e fischiò sottovoce. Un filo cobalto s’intrecciò tra le caviglie di Nïum. Fey ruotò il polso e il Ballerino dell’Acqua finì a terra come un salame.

“Che gli dèi ti maledicano, rìshí!”

“Ah, se questa frase potesse funzionare, a quest’ora porterei sfortuna a chiunque m’incontri. Sei proprio sicuro di volerla pronunciare ancora?”

Costretto a mordersi la lingua, Nïum intraprese lo sciopero del silenzio, da secoli l’arma più potente nell’arsenale di tutti i bambini che siano mai stati fregati. Le labbra di Fey si aprirono in un sorriso divertito. Si sedette sulla schiena dell’amico e cominciò a rimboccarsi le maniche.

“Ad ogni modo, percepisco dell’astio immeritato nei miei confronti. Che sia perché ho sporcato di sangue il legno di Lantian o perché forse non ti ho dato un maggiore preavviso per il decollo, me ne rammarico e me ne scuso. Ero immerso in alcuni pensieri e spero che mi vorrai perdonare per averti offerto l’inusuale possibilità di battere il tuo record personale. Ci siamo alzati in volo dopo quanto? Quattro minuti? Ah, se fossi in te ne sarei solo fiero! E forse sarei un minimo riconoscente verso questo prezioso amico che ti dona irripetibili occasioni di spingere oltre l’asticella dei tuoi limiti.”

Nïum rimase in silenzio per qualche istante. Poi cercò di voltarsi a guardare Fey e, schiacciato sotto il peso del ragazzo, mormorò: “Si può sapere che accidenti hai combinato a Renminshi?”

“Grazie per averlo chiesto!” Fey si sollevò e schioccò le dita, spezzando il filo di cobalto intorno ai piedi dell’amico. “Ho recuperato il secondo pezzo della pergamena.”

“L’hai ‘recuperato’ o ‘rubato’?”

“Dettagli insignificanti…”

“Non proprio, visto che a Meidu ci stanno dando la caccia e a Renminshi non possiamo più mettere piede dopo la tua bravata di oggi pomeriggio.”

“Ti preoccupi troppo, pesciolino. Fidati di me.”

Nïum fissò le spalle di Fey che aveva staccato la testa di Zhuang Wu dalla cintura e la stava trascinando con sé sul ponte di batteria. Un brivido percorse la schiena del Ballerino dell’Acqua. Il Rituale della Vista di quel dannato rìshí stava per iniziare.

 

Continua a leggere l’episodio 3

_________________________
Colonna sonora consigliata: Run fay run – Isaac Hayes
3

2 thoughts on “PILGRIM – Episodio 2: In fuga”

  1. Navi pilotate da una danza a piedi nudi su un filo d’acqua… Ma come ti vengono certe idee? ahah Nel momento in cui la nave si è capovolta e ha spalancato le ali a mezz’aria non sapevo se togliermi il cappello anch’io in segno di stima o restare incredula. Certo è che il worldbuilding di questo universo mi affascina, e sono curiosa di vedere fino a che punto hai intenzione di mostrarcelo. Di questo capitolo ho apprezzato in maniera particolare anche il rapporto tra Nïum e Fey: niente meglio di un po’ di sano battibeccare tra amici per creare tensione narrativa :’) Tra l’altro non me la bevo, sta cosa che Fey sia un troublemaker a tempo perso. A me sembra fin troppo gentile ed educato. Sì, certo, ha la tendenza a ficcarsi nei guai e ad aggirare la legge, ma d’altra parte non è che Zhuang Wu mi sia sembrato un gran gentiluomo, in quei 3 minuti in cui è apparso. A costo di suonare ripetitiva, sono proprio curiosa di sapere quale sia questo obiettivo ultimo in nome del quale è lecito anche uccidere e farsi inseguire dai… Ravioli di Terra (lol. Sul serio, come ti vengono certe idee…). Ti rinnovo i miei complimenti e aspetto paziente il prossimo aggiornamento, che sia ancora su questo universo o meno!

    1. Che gioia leggere questa tua recensione. Arrossisco, davvero, e poso una mano sul cuore mentre m’inchino. È un piacere raccontare questa storia a viandanti assetati come te. Farò del mio meglio per regalarti ancora le meravigliose impressioni che, in un atto di gentilezza per il quale ti sono grata, hai deciso di condividere con me.
      Quanto al worldbuilding, si nota forse un mio certo feticismo per le ambientazioni?
      A presto, caro viandante. Spero di rivederti, tra queste onde e questo cielo, con il terzo episodio.

Ciao! Lascia qui un pensiero: il tuo supporto è davvero apprezzato!