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Riassunto degli episodi precedenti: Grazie a Lantian, la nave volante di Nïum, Fey sfugge ai soldati di Renminshi e inizia il suo viaggio.

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Fey sgombrò il tavolo dall’astrolabio e dalle carte di Nïum spazzandoli via con il braccio. Depositò la testa di Zhuang Wu sul piano e le scostò i capelli dalla fronte. Poi posò le mani sulle orecchie del malcapitato e fece roteare quel macabro trofeo su sé stesso come una monetina di rame a cui sia stata impressa abbastanza velocità.

“Non è che… magari… potremmo semplicemente scegliere a caso?” Alle sue spalle, Nïum se ne stava raggomitolato contro la parete, le spalle ben premute contro il legno saldo della nave e le braccia incrociate al petto. Chiunque in grado di leggere il linguaggio del corpo ne avrebbe compreso il disagio palpabile. Chiunque tranne Fey, al quale, a essere sinceri, non poteva importare di meno.

“A caso, tu dici?” il ragazzo fermò la testa tra le mani e diresse l’incantevole sguardo vitreo dell’ei fu Zhuang Wu verso i vetri della balconata, poi si sporse a guardare l’amico e gli rivolse un inquietante, dolce sorriso. “Ma il caso non esiste, pesciolino…”

Nïum sospirò e tentò di sprofondare ancora di più nelle spalle. Vedete, il problema non era tanto il fatto che la testa di un cadavere stesse ammirando l’orizzonte dal tavolo dei suoi alloggi, né che quel deficiente di un rìshí avesse gettato a terra i suoi strumenti di navigazione con una delicatezza inversamente proporzionale alla voglia di strozzarlo che, giorno dopo giorno, sentiva gonfiarsi nel petto; non era neanche il fatto di avere un rìshí a bordo – per carità, c’era anche chi l’avrebbe visto come un onore irripetibile; il problema era che quel rìshí in particolare fosse il suo compagno di viaggio. Un viaggio che male era cominciato e che, con ogni probabilità, male sarebbe finito. Ma quello era solo il suo modesto parere. D’altra parte, lui non era altro che un semplice, rozzo Ballerino a cui i cadaveri sui tavoli da navigazione non trasmettevano quel che si potrebbe definire ‘un buon presentimento’.

“Sei proprio sicuro che debba stare qui? Avrei cose da fare mentre tu e il tuo amichetto vi scambiate informazioni…” Il suo fu un estremo tentativo di svignarsela. L’ultimo di cinque, tutti falliti. Ma, in fondo, chi se la sentirebbe di biasimarlo? Il Rituale della Vista fa questo effetto agli animi sensibili.

Le dita di Fey scivolarono tamburellando sulla tracolla malconcia al suo fianco e ne uscirono avvolte intorno al corpicino minuto di un drago di bronzo. Nïum distolse lo sguardo dal pugnale di giada.

“Adorerei poterti esonerare da questo infausto compito. Tuttavia, sai bene che è necessario un testimone perché il Rituale si compia.” Fey sollevò il pugnale di fronte agli occhi, fece un respiro profondo e soffiò sulla lama di giada. I solchi delle incisioni si riempirono di vene cobalto che splendettero e pulsarono al ritmo del cuore del rìshí. La mano di Nïum scattò sulla fogliolina di legno che dondolava dalla sua cintura. Era un ninnolo infantile, un semplice piaozhu dei tempi andati, scolpito da manine inesperte e forse un pochino grassocce. A sei anni suo nonno l’aveva convinto che si trattasse di un amuleto intriso di una profonda magia in grado di difenderlo da ogni male. Perciò strinse i denti e recitò sottovoce l’arcana formula: “Un, due, tre! A morire tocca a te! Un, due, tre! Se ammazza te non piglia me!” Naturalmente non apparve la barriera dorata che secondo suo nonno avrebbe dovuto proteggerlo ma, a onor del vero, posso confermare che si trattasse di una filastrocca molto in voga a Shuihu negli anni delle Guerre Blu.

Il pugnale di giada roteò tra le dita di Fey un istante prima di affondare nel cranio di Zhuang Wu come un coltello nel burro di capra. La testa si spaccò in due metà identiche e Fey ne ammirò il contenuto: il cervello praticamente nuovo di zecca del povero Zhuang Wu. Lo strappò a manciate dalla scatola cranica e lo lanciò in un cestello di legno. Del cervello modesto e mezzo bruciato dall’oppio del capo della Banda della Steppa non se ne sarebbe fatto niente. Al contrario, gli occhi attirarono la sua attenzione. Li liberò dalle orbite con meticolosa cura, poi tagliò via i filamenti insanguinati con la punta del pugnale cerimoniale. Un istante dopo li ammirò controluce e li scrutò come se potesse perforarli con lo sguardo.

“L’ultima immagine che si è impressa in questi occhi mi ritrae” commentò con un sorriso. “Sono fotogenico?”.

Fey si sporse verso Nïum e gli offrì il palmo sopra cui i due occhietti poco svegli di Zhuang Wu erano intenti a rotolare e sbattere l’uno contro l’altro. Il Ballerino dell’Acqua trasalì e fu allora che il sospetto di essere vittima di uno degli scherzi del rìshí fece capolino nella sua mente. Alla buonora – aggiungerei – ma Nïum era fatto così. Non era stupido, né poco perspicace. Solo un po’ naïve, se proprio vogliamo. Se gli avessero detto che il cielo andava a fuoco, sarebbe corso sul ponte di coperta con un barile d’acqua per spegnere l’incendio, e non ci avrebbe pensato due volte. Tutt’altra storia se aveste cercato di fregarlo a carte. In quel caso vi sareste ritrovati appesi al trinchetto per gli alluci.

“Sì, sì, sei bellissimo, datti una mossa…” rispose lo Shuihuien indossando gli occhiali da aviatore e appoggiandosi a una trave. Si lasciò scivolare a terra, afferrò un tocco di legno e tirò fuori dalle tasche uno scalpellino. Visto che la questione del testimone era una sonora – per usare un termine considerato aulico dai grandi letterati di Li – stronzata, decise di dedicarsi all’intaglio di un nuovo piaozhu. L’idea era di scolpirne uno a immagine e somiglianza di Fey e impiccarlo alla polena di Lantian. Come gesto di profonda stima e amicizia, s’intende.

Fey richiuse le dita pallide sugli occhi di Zhuang Wu, vi soffiò sopra e agitò la mano prima di aprirla di scatto e lasciar ricadere le due piccole sfere mollicce sul tavolo. Ne seguì la traiettoria, abbassò il capo col loro saltellare e inclinò la testa quando si fermarono. Sorrise e annuì, poi impugnò di nuovo il pugnale e lo conficcò sulla metà sinistra della scatola cranica di Zhuang Wu. Piccole crepe cobalto serpeggiarono sull’osso, fuoriuscendo dalla lama e attorcigliandosi in spirali e nodi. Chiuse gli occhi mentre draghi azzurri risalivano lungo le sue braccia, scivolavano sotto i suoi abiti, gli correvano lungo il collo e si fronteggiavano sulle tempie, prima di sputarsi addosso l’un l’altro una sfera di luce abbagliante. Un occhio luminescente si tratteggiò sulla fronte di Fey e si spalancò sul mondo. Avete presente quell’incomprensibile sensazione di disagio che vi fa rizzare i peli sulle braccia e ricoprire la pelle di brividi mentre vi convincete di essere osservati? Ecco, quello è il chiaro segno che un rìshí nel mondo sta compiendo il Rituale della Vista.

“Verde… Roccia… Tetto… Rosso… Nodo… Jian…”

Nïum lanciò un’occhiata veloce all’amico, poi decise di ignorarne il blaterare e cercare di concentrarsi sul piaozhu più brutto che avesse mai scolpito mentre i piedi di Fey si staccavano da terra e i draghi cobalto fluivano nel suo sangue e nella sua mente come nuova energia, nuova linfa vitale, nuova saggezza. Adesso mettetevi seduti e ascoltate. Vi svelerò un segreto. Ciò che Nïum odiava di più di quella faccenda del Rituale non era il modo disgustoso con cui Fey scrutava le nuove diramazioni che il destino aveva preso nel momento in cui lo aveva influenzato scegliendo di uccidere Zhuang Wu. Certo, magari qualche parolina da dire sulla questione l’avrebbe anche avuta, ma il punto non era questo. Il punto era che detestava come il Rituale lo faceva sentire, come il suo cuore squittiva, acquattato in un angolo del suo petto, mentre l’Acqua d’Argento sembrava vibrare sui suoi piedi, attratta dai draghi e dal potere di Fey, quasi fosse pronta ad abbandonarlo, a defluire da lui per correre da un nuovo, magnetico padrone. In quel momento avvertì per la prima volta il brivido di terrore della gelosia, la morsa gelida e amara del sospetto, e per un attimo credette quasi che Lantian avesse scelto un nuovo capitano e si fosse prostrata al suo volere. Mise via il piaozhu e lo scalpello e posò la mano sul legno del ponte. Sentì la nave scricchiolare e le vele frusciare allegre nel vento.

Un istante dopo, Fey ricadde a terra in un’esplosione di pagliuzze di luce. Con i capelli incollati alla fronte sudata, sollevò un braccio verso il soffitto, aprì le dita e spiò l’ombra di un drago sparirgli sotto la pelle. Si umettò le labbra screpolate, mentre riprendeva fiato.

“Quindi?” domandò Nïum. Si era alzato in piedi, deciso a porre fine a quella pagliacciata e andarsene alla svelta.

“Quindi…” rispose Fey tra un respiro affannoso e l’altro “Andiamo a Città del Vuoto…”

“Ci-città del Vuoto?! Ma sei scemo o cosa?”

Fey reclinò la testa sul pavimento e gli rivolse un sorriso stanco ma amabile: “Ho detto ‘Città del Vuoto’. Non ho aggiunto ‘Se ti va’.”

Quella notte Nïum non chiuse occhio. Sdraiato sul ponte di Lantian, fissava il mare sotto i suoi piedi nudi mentre l’aria fresca e le nuvole gli accarezzavano le guance. Allungò le braccia sul legno gelido, spalancò le dita e percorse le venature mentre il cuore ferito covava ancora risentimento verso la sua nave, verso quel supposto tradimento. Si chiese – io credo – se l’amasse ancora, se fosse ancora solamente sua. Chiuse gli occhi, respirò a fondo mentre i polmoni si gonfiavano e sgonfiavano secondo i crepitii di Lantian, e premette i polpastrelli della mano destra a terra. La nave rispose virando con dolcezza e lui volò con essa, divenendo tutt’uno con il legno, con la stoffa ingiallita delle vele, con il sartiame, e i bozzelli, e il timone. Come balene innamorate, lui e Lantian si cantarono strofe di silenzioso amore, rinsaldando la promessa di non separarsi mai più. Sorrise alla gigantesca luna di madreperla che lo fissava come se fosse cretino. Ah, ma che ne sapeva lei dell’estasi dell’Acqua d’Argento che scorreva libera sulla nave?

*

Esistono molte leggende su Città del Vuoto. Alcune raccontano di come la città, antica come il tempo, abbia inviato un bruno guerriero armato di dao a sfidare la Signora della Luna prima di sprofondare nel mare sotto l’onda di una marea assassina. Altre ne fanno derivare il nome, che nella lingua del luogo ricorda lo scoppiettio del legno che brucia, alla voragine nella quale alberga, alle pendici dei monti Meng e Ziye, che la proteggono come una cupola di frastagliata pietra nera. Qualcuno dice che solo i morti sappiano trovare la strada per la Città e altri ancora – a mio modesto avviso, i più superstiziosi – sarebbero disposti a tagliarsi di netto la lingua prima di pronunciarne il nome.

Nïum non rientrava in nessuna di queste categorie: era il suo istinto ferino a spingerlo a diffidare di quella Città. Se fosse stato un gatto, si sarebbe inarcato sulle zampette e avrebbe corso di qua e di là sullo stretto castello di Lantian col pelo irto e i letali canini in bella mostra. Invece era solo un misero Shuihuien, e affrontò la situazione con decoro e classe, arrampicandosi sull’albero di prua e appollaiandosi sul pennone. Fey non ci fece caso. Una volta riemerso da un sonno durato quasi un giorno, sollevò lo sguardo sull’aria fresca della notte e respirò a pieni polmoni mentre si lasciava il cassero alle spalle e scendeva con un saltello dalla murata. In mano stringeva il cappello a cono di bambù, che si sistemò sui capelli biondi per passare inosservato. Rivolse quindi a Nïum un cenno della mano, in risposta al quale ricevette l’affascinante esortazione di andare a farsi friggere in una pentola d’olio bollente, e s’incamminò lungo il pontile che conduceva alla Città.

Sebbene la mezzanotte fosse rintoccata da quarantatré minuti, il popolo del Vuoto sembrava più sveglio che mai. La perenne notte color zaffiro era punteggiata da stelle grandi come capocchie di spillo e da tiepide scie di lanterne. La luce aranciata rimbalzava sui ciottoli levigati degli stretti vicoli in salita e la distante melodia di un flauto serpeggiava tra gli angoli delle abitazioni dagli sgargianti colori. Fey sorrise mentre, a ogni passo, sentiva il cuore farsi più grande e – io credo – un po’ più leggero. Superò un gruppetto di bambini intenti a disegnare un mosaico dorato di foglie di ginkgo su uno scalino e si fermò, cercando di ricordare la giusta direzione. Fu allora che una vocina tremante ed emozionata squittì: “Un rìshí!”. Fey si abbassò il cappello sul viso ma le sue ciglia rosse lo avevano già tradito. Perché, vedete, nessun umano al mondo ha ciglia come quelle. Sono una prerogativa dei rìshí, coloro che vedono.

Un mormorio d’eccitazione e timore reverenziale lo avvolse e circondò come una palpabile nebbia color malva, mentre piccoli crocchi di gente a mano a mano più affollati si avvicinavano e inchinavano al suo cospetto. Un vecchio col sorriso più sdentato e amorevole che avesse mai visto gli sfiorò la manica e si baciò la punta delle dita. La parola ‘rìshí’ si propagava di bocca in bocca e un bambino saltellò verso di lui con le mani strette intorno a un dono. S’inchinò prima di offrirgli una bacca di alchechengi, che Fey accettò e avvicinò alle labbra. Vi soffiò sopra e l’alchechengi si gonfiò e illuminò, crescendo fino a raggiungere le dimensioni di una vera lanterna. Intorno a lui, il popolo del Vuoto applaudì.

“Va’ Yuh” pronunciò Fey, sollevando l’alchechengi di fronte a sé. Le lanterne appese ai ganci di metallo di ogni casa risposero vibrando tre volte.

“Va’ Yuh, rìshí Long!” ripeté il giovane, sospirando. In effetti era stato piuttosto sgarbato da parte sua cercare d’entrare senza bussare. Le lanterne dovettero aver pensato la stessa cosa, perché stavolta sfrigolarono nell’aria e rivelarono ai suoi soli occhi l’ingresso del tempio. Il popolo della città antica quanto il tempo rimase a guardare attonito il rìshí che spariva nel Vuoto.

*

“Fey Long…”

Al di là di sottili veli di seta color ambra, una fiammella azzurra crebbe sui cuscini decorati secondo motivi floreali fino ad assumere la forma allungata di una donna dalla schiena nuda e i lunghi capelli corvino appuntati sulla testa con un fermaglio d’occhio di tigre. La donna soffiò in aria una nuvola di fumo profumato prima di allontanare lo shuiyan dalle labbra e ruotare appena il viso per guardare oltre la propria spalla. Lunghe ciglia nere le incorniciavano gli occhi oscuri come notte.

“Se sei qui, devono esserci guai in vista.”

Continua a leggere l’episodio 4

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Colonna sonora consigliata: The Destruction of Laputa – Joe Hisaishi
Immagine: Sky Lanters di wlop
3

Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

11 commenti

Anonimo · Gennaio 20, 2018 alle 3:40 pm

Chiedo perdono in anticipo perché questo mio commento probabilmente suonerà incoerente e disarticolato, ma la mia mente sta ancora faticando a ritornare alla realtà. Credo – e chiunque altro stia seguendo gli aggiornamenti penso concorderebbe – che tu ti sia ampiamente superata con questo capitolo. I primi due erano fantastici, non fraintendermi, ma questo ha un certo qualcosa che i primi due mancavano. Se il primo capitolo è stato una frizzante introduzione, una variazione di stile e un esperimento creativo che lasciava col fiato sospeso, e se il secondo prometteva di non deludere quelle aspettative, è solo con il terzo – a mio avviso – che questo universo è davvero diventato /tuo/. Non so, magari mi sbaglio, ma leggendolo ho avuto l’impressione che tu ti sia finalmente lasciata andare un poco, che ti sia detta “questa volta voglio divertirmi”, perché c’era una certa potenza dietro ogni frase, ogni paragrafo, che mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca una volta finito di leggere. Lo sai, amo il tuo modo di narrare una storia perché riesci sempre a coniugare uno stile elegante e pieno di minuzie descrittive con un ritmo che non annoia mai, che prende il lettore per mano e dice “guarda! È così che questa visione si è mostrata nella mia mente mentre scrivevo, riesci a percepirlo?”. Ma questa volta c’era anche qualcosa di più. Non so bene neanche come descriverlo, ma l’intero capitolo era più fluido, quasi come dopo due capitoli di rodaggio, di worldbuilding e build-up della tensione, tu ti fossi finalmente trovata più comoda nello spazio narrativo che ti sei cucita attorno.
Ok, boh, la smetto qui XD Probabilmente suonerò incredibilmente stupida, col mio presumere cose che magari non sono neanche vere :’D È solo l’impressione che ho avuto leggendo, prendila per come viene. E soprattutto non sentirti in dovere di smentirla o confermarla, ahah. Metterti con le spalle al muro non è il motivo per cui ho deciso di condividere i miei pensieri. Ho pensato che potesse comunque farti piacere avere un’opinione quanto più onesta possibile 🙂
Comunque, parlando più strettamente del capitolo: c’era un non so ché di incredibilmente creepy nel passaggio del rituale, e no, non mi riferisco alla facilità con cui il pugnale di giada ha affettato il cranio di Zhuang Wu manco fosse un tonno Rio Mare. Era più qualcosa nell’atteggiamento di Fey. Il suo essere a malapena turbato dall’intera faccenda, il modo in cui è completamente ossessionato dal suo obiettivo ultimo, quasi fosse un /bisogno/ che manda in tilt il suo filo dei pensieri. E niente, sono troppo curiosa di sapere cosa ci sia sotto. Tra l’altro, non hai mai spiegato cosa esattamente sia un rìshí : un titolo? Un’etnia? Una casta? Un insulto razziale?
Fino allo scorso capitolo, propendevo più per l’ultima opzione, ma questo capitolo mi ha messo una curiosità addosso che non hai idea XD
“Esistono molte leggende su Città del Vuoto. Alcune raccontano di come la città, antica come il tempo, abbia inviato un bruno guerriero armato di dao a sfidare la Signora della Luna prima di sprofondare nel mare sotto l’onda di una marea assassina. Altre ne fanno derivare il nome, che nella lingua del luogo ricorda lo scoppiettio del legno che brucia, alla voragine nella quale alberga, alle pendici dei monti Meng e Ziye, che la proteggono come una cupola di frastagliata pietra nera. Qualcuno dice che solo i morti sappiano trovare la strada per la Città e altri ancora – a mio modesto avviso, i più superstiziosi – sarebbero disposti a tagliarsi di netto la lingua prima di pronunciarne il nome. ”
Questo passaggio mi è piaciuto da morire. Amo le allusioni alle differenti culture di un mondo fantasy, quindi ti becchi dei brownie points per non essere la solita autrice cliché che non le include. E sì che molte di queste allusioni resteranno solo allusioni, ma forse è proprio quello il bello di inserirle: lasciare che il lettore viaggi con la fantasia, cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle.
L’ultimo paragrafo, poi, era il modo perfetto di chiudere il capitolo con un alone di mistero: riusciremo finalmente a capirci qualcosa, di questa misteriosissima missione in cui Fey s’è tuffato con tutti gli stivali? Riusciremo ad avere qualche accenno sul suo passato? Ahhhh la curiosità mi uccide!
In conclusione, ottimo lavoro, carissima. Questo capitolo è valso decisamente l’attesa. 🙂
-Alice

    Ember · Gennaio 30, 2018 alle 5:23 pm

    Ci ho messo giorni per trovare le parole adatte per rispondere a questa tua recensione. Mentirei se non ti dicessi che mi ha profondamente commossa. L’ho letta quattro volte quando è arrivata e, nel corso di queste lunghe giornate che mi hanno tenuta lontana dal sito, ci ho ripensato spesso. Con gli occhi pieni di gratitudine, d’infinito amore per ogni parola che hai speso per me, ti rivolgo il mio più grande sorriso. Credo che niente riesca a motivare uno scrittore quanto l’affetto che riceve per le storie che crea. Il tuo supporto è prezioso e dona nuova energia alle mie dita e ai miei pensieri.
    Grazie, Alice. Terrò le tue parole nel cuore.

TADS · Gennaio 30, 2018 alle 11:03 am

bella penna, complimenti

    Ember · Gennaio 30, 2018 alle 5:09 pm

    Ti ringrazio! Spero di rivederti tra queste pagine con i prossimi aggiornamenti!

      TADS · Gennaio 30, 2018 alle 6:28 pm

      anche io spero di vederti dalle mie parti, la qualità di un blog è dato anche dal livello dei commentatori

Ciube27 · Febbraio 5, 2018 alle 7:08 pm

Bellissimo!
Questi tre capitoli sono uno più bello dell’altro. Un climax crescente di emozioni e immagini che si susseguono nella mente del lettore. Sono molto curioso di sapere come andrà avanti.

Solo un dettaglio, secondo il mio modesto parere, stona con il resto. Quando lui chiede se è “fotogenico” il termine non sarebbe relativo all’uso della macchina fotografica? Comunque sono dettagli che non influiscono su una trama che si dan subito si è dimostrata solida e articolata.

Spero di rivederti presto sul mio blog e volevo dirti che parteciperò alla prova del blocco dello scrittore.

P.S. Non vedo l’ora di andare avanti a leggere questa bellissima storia.

    Ember · Febbraio 5, 2018 alle 7:16 pm

    Ciao Ciube! Grazie infinitamente per queste tue parole che mi scaldano il cuore e lo riempiono di gioia. Spero di riuscire ad appassionarti ancora. Il tuo appunto, tra l’altro, è preziosissimo! Si tratta di un dettaglio che mi era completamente sfuggito, quindi ti ringrazio il doppio per avermelo fatto notare!
    Non vedo l’ora di leggere che cosa scriverai con i prompt che ho suggerito. Non dimenticare di lasciare il link nel post, così non rischio di perdermi la tua storia! A presto 😉

edvige_hoshi · Giugno 17, 2018 alle 10:55 pm

Non posso credere che sia passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho lasciato un commento.
Rimedio subito: ultimamente mi sto immergendo in questo mondo, ed è una sensazione fantastica.
In questo capitolo, innanzitutto, il rituale di Fey mi ha fatta ridere più di quanto sarebbe lecito ammettere: la contrapposizione fra lui e Nium mi piace moltissimo, sono molto curiosa riguardo il loro legame. Il primo sembra impavido e imprudente, il secondo tutto buonsenso, ma scommetto che nascondono molto di più di quanto vogliano far apparire.
Ma la cosa che mi ha incantata di più, senza dubbio, è stata la descrizione della Città. Che magia! Sono riuscita a immaginare le luci, i colori, in maniera così chiara. E’ sempre bello quando un ambientazione di cui non si sa nulla diviene così vivida con le sole parole. Complimenti!
A prestissimo! <3

edvige_hoshi · Giugno 17, 2018 alle 11:04 pm

Non posso credere che sia passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui ho lasciato un commento.
Rimedio subito: ultimamente mi sto immergendo in questo mondo, ed è una sensazione fantastica.
In questo capitolo, innanzitutto, la scena del rituale mi ha fatta ridere più di quanto vorrei ammettere: adoro la contrapposizione dei caratteri di Fey e Nium. Il primo sembra così impavido e imprudente, il secondo tutto buonsenso, ma sono sicura che entrambi nascondano molto di più di quanto sembri.
Ma soprattutto, la cosa che più mi ha stupita è stata la descrizione della Città: che magia! Sono riuscita ad immaginare tutto, dai colori, alle luci, in maniera così chiara. E’ complicato ricreare un mondo nuovo con l’uso delle parole, eppure tutto mi è apparso in modo così vivido. Complimenti!
A prestissimo <3

    edvige_hoshi · Giugno 17, 2018 alle 11:10 pm

    P.S. Inizialmente il primo commento non era stato inviato, così ne ho scritto un altro praticamente uguale. La tecnologia mi odia ^^” X°D

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