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01. Trambusto alla Locanda
02. In fuga
03. Città del Vuoto

Per l’occasione si era fatto portare dal paggetto una tazzina di sottilissima porcellana decorata con i tratti squadrati e precisi di un singolo ideogramma dorato. Poi, in cinque brevi gesti, vi aveva versato il tè e aveva atteso che le increspature sulla superficie si fossero acquietate. Se in quel momento Fey avesse prestato attenzione, avrebbe visto delle dita affusolate scostare la manica ornata di fili d’oro di un hanfu indaco mentre una mano si abbassava ad afferrare la tazzina per avvicinarla a labbra sottili, che soffiarono un fischiettio bianco come la neve sul tè ocra. Ma, a svariate miglia di distanza e concentrato su Va’Yuh di fronte a lui, Fey non stava guardando.

*

Le candele del piccolo santuario sfrigolarono e inclinarono le fiammelle nella direzione di Fey con fare inquisitorio. Il giovane si alzò sulle punte dei piedi e appese al soffitto l’alchechengi, che rimandò indietro una fioca luce aranciata in segno di gratitudine, dopodiché si sedette sui talloni, le ginocchia appoggiate al cuscino color porpora disposto di fronte alla barriera di seta.

“Non li definirei propriamente ‘guai’… Immagino sia piuttosto una questione di punti di vista…”

Le fiammelle soppesarono la risposta, quindi si voltarono verso Va’Yuh, attendendone il responso. La donna prese una silenziosa boccata di fumo dallo shuiyan e tirò indietro le spalle, avvicinando le scapole in un gesto stizzito.

“Fey Long, il rìshí che si crede un dio”, commentò a denti stretti. Alle sue spalle, il giovane alzò gli occhi al cielo. Perché, vedete, nessun Va’ si sognerebbe mai di trattare con impudenza un rìshí. A meno che quel rìshí non si chiami Fey, s’intende. Da diverso tempo pareva infatti che prendersi gioco di lui fosse diventata usanza comune tra gli oracoli. Unì quindi i palmi in un segno di preghiera e s’inchinò fino a sfiorare la roccia fredda con la punta del naso, assecondando la sua Va’ capricciosa.

“Mia potente signora, ti porgo i miei umili ossequi” rispose traducendo in maniera forse un po’ troppo libera la frase che nella sua testa suonava più o meno come: “Potente un corno, stupido spiritello dell’aria.” Ma si sa come vanno queste cose: meglio sorridere alla Fortuna, se si vuole che Ella sorrida a noi.

Deliziata all’idea di aver piegato il rìshí Long alla sua volontà, Va’ Yuh si voltò a guardarlo. I lunghi orecchini dorati tintinnarono mentre gli occhi, nei quali iride e pupilla si confondevano nella stessa tonalità di notte, si posavano sulla schiena di Fey.

“Indossare un cappello in presenza di una signora non è educato, Fey Long.”

Potete scommettere che in qualsiasi altra occasione la risposta di Fey sarebbe stata un adorabile: “Avresti ragione, se solo ci fossero signore qua dentro!”. In quel contesto, tuttavia, il mio giovane amico dovette limitarsi a togliersi il cappello e posarlo sul pavimento. Dopodiché tornò seduto sui talloni e rivolse un sorrisetto forzato all’oracolo.

“Ti ricordavo più alto…” Va’Yuh si tamburellò un dito sulle labbra prima di assottigliare lo sguardo. Un ghignetto maligno si allargò sul suo viso. “È l’effetto della decadenza?”

“Ti sbagli, mia signora. Non sono affatto cambiato.”

“Non all’esterno, Fey Long. Ma dimmi, che effetto fa?”

Le candele del santuario fissarono Fey. Il giovane chiuse gli occhi, si prese un momento, poi decise di fronteggiare lo stupido spiritello che gli stava mancando di rispetto.

“Va’Yuh, la mia pazienza ha un limite. Non sfidarmi.”

“Altrimenti? Non puoi farmi niente!”

“Chissà. Vorresti scoprirlo?”

Il seme del dubbio s’insinuò nello sguardo di Va’Yuh. Si ritrasse e sfiorò lo shuiyan con la punta delle dita. Poi, dopo qualche secondo, si decise a sputare il rospo.

“Dicono che tu non possa più niente, oramai. Dicono che Fey Long è morto e cammina nella terra dei vivi” sussurrò alla candela più vicina. Quest’ultima vibrò sotto ogni parola e si voltò a trasmettere il messaggio alle sue sorelle. Nel santuario, la luce aranciata tremolò d’eccitazione e paura.

“Chi lo dice?”

La voce di Fey si fece più dolce mentre, con delicatezza, posava il palmo della mano sui veli di seta che lo separavano dall’oracolo. Increspature cobalto si diffusero sulla trama della stoffa a partire dal suo lieve tocco.

“Tutti, Fey Long. Non c’è un Va’ che non ne parli. Hai osato troppo. Sei stato un folle. Hanno fatto bene a destituirti.”

Come se fosse stato punto, Fey allontanò la mano dal velo con uno scatto. Strinse i denti, le dita contratte come artigli.

“Non mi hanno destituito! Sono DECADUTO!” rispose in un soffio d’ira. Le candele del santuario si spensero in un silenzio che ferì le orecchie di Va’Yuh. La donna si portò le mani alla testa e guardò con timore l’alchechengi, unica fonte di luce nel piccolo tempio, tracciare ombre di profonda rabbia tra le scaglie azzurre comparse sulla guancia di Fey. Per la prima volta nella sua immortale vita si rese conto che provocare un rìshí poteva non essere stata l’idea più brillante del mondo. Assunse di nuovo la sua forma originaria e sussultò sul cuscino come la fiammella che era.

Rìshí decaduto, riporta di nuovo la luce e Va’Yuh servirà i tuoi comandi” squittì. Lo sguardo di Fey rimase impassibile mentre, schioccando le dita, accendeva di nuovo le candele votive.

“Adesso c’intendiamo.” Il giovane inclinò la testa e rivolse un sorriso all’oracolo. “Ho bisogno dei tuoi occhi sul Destino. Servimi bene e ti offrirò un dono.”

“Un dono per Va’Yuh?” Alla fiammella spuntò un braccino che si allungò per afferrare lo shuiyan. L’oracolo si trascinò verso la pipa e inspirò una profonda boccata di fumo profumato. Si gonfiò fino a recuperare le sue sembianze di donna e rivolse i palmi aperti verso Fey.

“Ti ascolto, rìshí decaduto. Interroga Va’Yuh.”

Le dita di Fey corsero sulla propria fronte mentre l’Occhio cobalto della Vista si tratteggiava sulla sua pelle.

“Ho sottratto qualcosa che mi appartiene di diritto a qualcuno che non lo meritava affatto. Ho ucciso per buona causa, sanando il torto che era stato compiuto. Sono in possesso di ciò che è mio e nella giusta via proseguo. Tuttavia il Rituale ha scorto… uno strappo nel mondo… Potrei esserne stato l’artefice?”

Le ciglia lunghe di Va’Yuh le accarezzarono gli zigomi quando l’oracolo chiuse gli occhi e sbirciò il Destino. Rimase in silenzio per alcuni istanti, poi inclinò la testa, stupita.

“Era forse caro agli dèi colui che hai ucciso, rìshí decaduto?”

Fey sbuffò, scrollando le spalle. “Io di certo non lo avevo a cuore. Né alcun dio si prenderebbe il disturbo di proteggere una simile nullità, a mio avviso. Non è questo il caso, Va’Yuh. Guarda meglio.”

L’oracolo si morse le labbra mentre, con ogni respiro, si rimpiccioliva un pochino di più per lo sforzo.

“Un cerchio dorato è posto su colui che hai ucciso, rìshí decaduto. O dici il falso, e ciò che hai sottratto non è tuo, o…” Va’Yuh spalancò gli occhi di scatto e tremò violentemente. “La pergamena?” azzardò.

Lo sguardo di Fey si fece gelido. Sollevò il mento con aria di sfida.

“Sai che mi appartiene di diritto.”

“Non posso guardare questo Destino per te, Fey Long! È stato vietato!”

Il giovane abbassò lo sguardo. Sentì il sangue ribollirgli nelle vene per la rabbia ma si costrinse a ingoiare l’amaro boccone. Chiuse gli occhi e quando li riaprì rivolse a Va’Yuh un debole sorriso. Mentre l’alchechengi e le candele inondavano il suo viso di luce calda, due solchi profondi sotto i suoi occhi rivelarono la sua profonda stanchezza.

“Aiutami, Va’Yuh, e ti offrirò due bastoncini di giada.” Fece scivolare la mano nella tracolla e, subito dopo, posò il dono sull’altarino al proprio fianco. L’oracolo fece un respiro profondo, poi si sporse verso l’altarino. Due dita scheletriche spuntarono oltre i veli di seta, afferrarono i bastoncini di giada e si ritrassero in fretta per tornare al mondo divino. Fey si concesse un lieve sorriso.

“Accetto questa offerta dal rìshí decaduto: Fey Long. Due bastoncini di giada per due domande a cui Va’Yuh non negherà risposta.”

“Dove si trova il prossimo pezzo della pergamena?”

Va’Yuh chiuse di nuovo gli occhi, stringendosi al petto il primo bastoncino di giada finché quest’ultimo non sparì sotto la sua pelle. In un attimo crebbe di qualche centimetro, acquistando più consistenza, diventando più reale.

“Il Destino non svela il luogo. Solo una fiamma nera risponde alla tua chiamata, rìshí decaduto. La Sorella Ilā ti parlerà.”

Fey annuì e attese che Va’Yuh si cibasse della seconda offerta. A quel punto pose la sua ultima domanda.

“In che modo recupererò i poteri?”

Le candele del santuario fremettero in un coro eccitato mentre Va’Yuh, così grande da sfiorare il soffitto di pietra con la testa, scrutava le pieghe del Destino.

“Con la forza, rìshí decaduto. Sacrificando qualcosa di caro.”

*

La brezza fresca della notte gli sfiorò le guance in un bacio frettoloso quando uscì dal tempio. Indossò il cappello per proteggere gli occhi doloranti dall’onda di luce improvvisa che lo avvolse non appena mise di nuovo piede sui ciottoli delle vie di Città dal Vuoto. Si guardò attorno, gustandosi la calma dell’estate e il silenzio di un’intera città addormentata, e cercò con lo sguardo Lantian ormeggiata di fronte alla banchina del molo. La vide, piccola barchetta giocattolo in un mondo così grande, intenta a dormire, cullata dalle onde del mare, e gli sfuggì un sorriso. Mosse un passo in quella direzione, deciso a indulgere in qualche ora di meritato riposo, ma una sensazione di gelo al centro dello stomaco lo inchiodò sul posto. Corrugò la fronte, sollevò il polso all’altezza degli occhi, guardò i peli chiari rizzarsi sulla pelle e si voltò di scatto. Fu solo in quel momento che si accorse di essere osservato.

Continua a leggere l’episodio 5

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Colonna sonora consigliata: Nausicaa (Requiem) – East Winds Ensemble
Immagine: Palace di TitusLunter
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6 thoughts on “PILGRIM: Episodio 4 – A lume di candela”

  1. Sai, di solito odio quando in una storia fantasy appaiono degli oracoli, perché spesso fungono solo da filler. Una sorta di strumento per far sì che un autore si autocompiaccia della propria abilità di foreshadowing, se vogliamo. Ma spesso il loro intervento contribuisce poco e niente alla trama, e serve solo ad annoiare un lettore. Questo perché gli oracoli sono, per loro natura, sibillini. Finisci di leggere e pensi: “che diamine è successo?”. Ci vuole abilità nel saperli gestire al meglio, secondo me, un po’ come hai fatto tu in questo capitolo. Sei stata in grado di bilanciare predizioni arzigogolate sul futuro di Fey e indizi preziosi su misteriosi trascorsi del suo passato. Devo dire che rispetto allo scorso capitolo, adesso ho qualche teoria in più, anche se le terrò per me. Dunque questo aggiornamento non può essere considerato affatto un filler, nonostante le mie iniziali reticenze :’D
    Noto poi che stai sviluppando un piacere sadico nel concludere i capitoli lasciandoci sulle spine con apparizioni di nuovi personaggi. Conosci bene la mia curiosità, quindi penso potrai immaginare che non vedo l’ora di sapere chi è che ha abbastanza fegato da stalkerare un tipo come Fey XD Ho i miei sospetti anche su quello, ma è meglio se sto zitta, onde evitare una figuraccia nel caso abbia preso fischi per fiaschi.
    In ogni caso, pollice in su anche per questo aggiornamento. Non vedo l’ora di leggere la tua prossima storia!

    1. Ah, Alice, i nostri gusti in fatto di narrazione sono molto simili, come al solito. Condivido la tua avversione per gli oracoli e le profezie: li ho sempre trovati strumenti piuttosto banali. La storia, però, mi richiede certi passaggi e certi incontri che, se non avvenissero, renderebbero la psicologia e la vita dei miei personaggi un po’ meno credibili e coerenti. Ho evitato, quantomeno, quelle profezie da autocompiacimento che hai menzionato anche tu, decidendo di ispirarmi all’oscurità dei responsi dell’I Ching per quanto riguarda la divinazione in questo mondo.
      A presto, e grazie di cuore per tutto il supporto.

  2. Bel capitolo! La storia si sta evolvendo in maniera sempre più imprevedibile e, ogni volta che alzo gli occhi dall’ultima parola di un nuovo capitolo, mi ritrovo più confuso di quando l’ho iniziato… per questo non fa male una seconda lettura…

    Una curiosità: i termini che utilizzi in corsivo sono di tua invenzione o hanno un significato in giapponese?

    Sono curioso di saperà come andrà avanti…

    1. Ciao Ciube! Grazie per aver trovato il tempo di leggere il nuovo capitolo e lasciarmi questo tuo pensiero. Sono piccole cose, lo so, ma valgono tanto. Dunque ancora grazie. Spero che la storia continui ad appassionarti e che la confusione non sia legata alla perplessità ma alla curiosità!
      Per quanto riguarda i termini in corsivo, la questione si fa piuttosto arzigogolata. Avendo una formazione da linguista con una passione smodata per pragmatica e conlang, tendo a giocare con la lingua ogni volta che ne ho l’occasione. Per Pilgrim sto creando un linguaggio che risponde a semplicissime regole grammaticali (davvero banalissime) e che trae spunto dalla lingua cinese, che ho studiato negli anni della triennale. Alcuni termini esistono davvero in cinese, come lo shuiyan (una pipa da oppio a base d’acqua) o i nomi di armi. Altri termini sono una mia invenzione e mischiano sillabe e fonologia di pseudocinese, sanscrito e qualche inflessione inglese.
      Spero di aver soddisfatto la tua curiosità! A presto 🙂

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