Tempo di lettura: 11 minuti
Riassunto degli episodi precedenti: Dopo aver consultato l’oracolo di Città del Vuoto, Fey riprende il viaggio con una nuova rotta, e un’inquietante sensazione.

Leggi tutti gli episodi di PILGRIM qui


Secondo un’antica credenza molto in voga tra le matrone di Shuihu, niente al mondo può battere lo stufato di anguilla verde marinata in alghe elettriche e polpa di ricci di mare quando si parla di rimedi ricostituenti. Oltre a essere – parola mia – una vera delizia per il palato, qualcosa nel bruciore istantaneo che avvolge lo stomaco non appena le alghe vi si depositano fa sì che le pupille si dilatino e il cuore pompi energia pura nelle vene, facendo scattare in piedi anche il malato più ostinato. Come potrete immaginare, lo stufato di anguilla verde si presta a molti altri utilizzi che richiedano una rinnovata vitalità, ma lo scopo per cui Nïum si era messo a cucinare non aveva niente a che fare con la potenza afrodisiaca del rimedio. Era piuttosto una questione di premura, sebbene avesse continuato a domandarsi, mentre mescolava lo stufato e di tanto in tanto aggiungeva una croccante granella di conchiglie, perché mai dovesse preoccuparsi per quel dannato rìshí. Alla fine aveva sospirato ed era giunto alla conclusione che, se non lo avesse fatto, i suoi antenati avrebbero disapprovato quella mancanza di rispetto per il “venerabile rìshí”. Che poi – aveva rimbrottato agitando il mestolo lurido in aria – quell’imbecille era venerabile quanto una lenticchia di palude. Purtroppo, però, era pur sempre un rìshí e, sebbene la cosa gli riempisse il cuore di gioia, sedeva di fronte a lui nel più inusuale silenzio da un’ora.

“Fammi indovinare…” Nïum posò la ciotola di Fey sul tavolo e gli passò un cucchiaio. “C’entra una donna? C’entra sempre una donna. La tua amata ti ha rifiutato?”

Le dita di Fey avvolsero la scodella, scaldandosi al contatto col coccio. Si limitò a lanciare a Nïum un’occhiata accondiscendente, dolce come un buffetto sulla testa di un bambino molto stupido. Il Ballerino affrontò la questione con la sua proverbiale affabilità, augurando mentalmente al rìshí di strozzarsi con lo stufato. Quando Fey cominciò a tossire, le guance rosse come gamberi al sole e la bocca contorta in un’espressione di puro disgusto, quasi credette di possedere l’abilità di realizzare i desideri.

“Non ti piace? Che schizzinoso… Mangiavi anatre laccate nei Padiglioni di Perla?”, domandò a denti stretti.

Lo sguardo di Fey scattò sul viso di Nïum. Lo squadrò per qualche istante, poi prese un respiro profondo, roteò il cucchiaio dentro lo stufato maleodorante e si sforzò di mangiare senza vomitare.

“Salamandre giganti, per la verità…” sussurrò sul cucchiaio, facendo increspare la superficie liquida della zuppa dentro cui rotearono minuscoli frammenti opalescenti di conchiglia. Nïum, che fino a quel momento si era goduto il suo pasto rigenerante, scostò la ciotola dalle labbra con aria schifata.

“Ci ho ripensato, torna al tuo silenzio. Non sentivo per niente la mancanza della tua voce…”

Fey si strinse nelle spalle e posò il cucchiaio sulla scodella, incapace di buttare giù un altro boccone di quella prelibatezza Shuihuien. Mentre appoggiava la guancia alla mano, lanciò un’occhiata di sottecchi alle proprie dita, che chiuse in un debole pugno e riaprì con lentezza. Sentiva ancora sulla pelle la sgradevole sensazione di quegli occhi troppo invadenti che aveva percepito al porto di Città del Vuoto. Chiuse gli occhi, cercando nel buio una luce che facesse chiarezza e gli rivelasse l’origine di quello sguardo, ma tutto ciò che riuscì a vedere, mentre le vene del suo polso pallido si facevano più azzurre e vistose, fu una singola goccia d’acqua che cadeva in un mare oscuro, dando il via a un riverbero di onde.

“… se non morissi nella mia nave. Non voglio seccature, e sai che saresti un’enorme seccatura, sì? Viaggiare con un rìshí morto nella stiva, vallo a spiegare… Anche se, nel tuo caso, immagino che mi ringrazierebbero e magari mi pagherebbero pure, eh?”

Gli occhi di Fey, confusi e stanchi, si riaprirono su un Nïum più ciarliero del solito al quale, a giudicare dalle pupille dilatate, lo stufato di anguilla verde stava facendo effetto. Perché, vedete, i piatti Shuihuien hanno la particolarità di essere apprezzati solo dagli Shuihuien. D’altra parte, nessuno ha mai fatto niente per loro – se si esclude, ovviamente, relegarli ai margini della società; non aveva senso, perciò, inventare ricette di gradimento per altri popoli.

Fey si massaggiò le tempie e rivolse all’amico un debole sorriso.

“Suvvia, sai bene che saresti il primo a compiangermi, se morissi” mormorò, punzecchiando Nïum.

“Intendi dire l’unico?”

“Che colpo basso!” La mano di Fey si posò sul proprio petto. “Non ci crederai, ma sono molto amato…”

“Ah, sì, lo immagino. A Meidu mi hanno offerto 50.000 qian d’argento per la tua testa. Ti amano tantissimo.”

Fey si strinse nelle spalle e fece per ribattere qualcosa di molto stupido, a giudicare dall’espressione furba che gli si era dipinta per un attimo sul viso, ma una voce alle sue spalle lo interruppe.

“Oooi!”

Gli occhi di Nïum si spalancarono per la sorpresa. Tese l’orecchio e quando la voce proruppe in un secondo “Oooi!” scattò in piedi e corse sul ponte, dove le sue labbra si allargarono nel primo, vero sorriso da quando aveva lasciato Shuihu.

“Guarda un po’ se non è il vecchio Gerkin!”, esclamò facendo un cenno con il braccio verso la nave ormeggiata al fianco di Lantian. Percorse il ponte con grandi falcate e saltò sulla murata mentre l’argento dei suoi piedi nudi splendeva al sole. Si aggrappò alle corde dell’albero di mezzo e si sporse verso l’uomo che gli tendeva la mano.

“Fratello d’Acqua!” esclamò Gerkin con un sorriso che scoprì il vuoto di alcuni denti caduti con onore sotto il pugno di qualche rissa. Aveva sul mento una buffa barbetta arricciata, nera come la pece ad eccezione di qualche striatura blu. Strinse la mano di Nïum e gli toccò il gomito mentre a sua volta saliva scalzo sulla murata della propria nave. Nessuno dei due si avventurò oltre la lingua di mare che separava le loro navi. Vedete, per i Ballerini dell’Acqua è sufficiente la sola idea di camminare a piedi nudi sulla nave di un altro per tremare di ribrezzo. Un gesto simile, infatti, equivarrebbe a profanare l’intimità dell’altro. Solo un pazzo sarebbe disposto a concedere un tale livello di confidenza, e non è raro che siano proprio gli innamorati, le creature più imbecilli per definizione, a finire col danzare sul ponte delle navi mentre l’argento dei piedi si mescola e unisce.

L’uomo sputò in acqua per enfatizzare il piacere di aver incontrato una vecchia conoscenza e sollevò il mento verso Nïum e Lantian.

“Che ci fai su questa rotta dimenticata dagli dèi? Contrabbando?”

Nïum scosse la testa e indicò il cassero alle proprie spalle.

“Niente di così eccitante. Ho un passeggero eccentrico che vuole vedere il mondo. E tu? Sei di ritorno?”

“Toglitelo dalla testa, fratellino! Non hai sentito di Jia? No?! Hai l’acqua di mare nelle orecchie?! Allora ti dico che hanno pescato – proprio così – hanno pescato un Vermiglio! Grande quanto la tua Lantian e un pezzetto di Xiaonü!”

Sotto i piedi, Nïum sentì il legno della nave fremere d’eccitazione. Abbassò lo sguardo sulla murata, ascoltando il fruscio delle vele e il cigolio dei garrocci, poi inclinò la testa e rivolse un sorriso complice a Gerkin.

“Fratello mio, lascia che ti offra da bere per questa soffiata…”

La risata fragorosa di Gerkin si propagò nell’aria come le note di un tamburo di cuoio. Strinse più forte la mano di Nïum.

“Facciamo a chi arriva primo?”

Il ragazzo si calò gli occhiali da aviatore sugli occhi e ridiscese la murata. Indietreggiò di qualche passo verso il cassero, poi si voltò e corse verso il castello. Quando raggiunse il bompresso, un piede davanti all’altro per mantenere l’equilibrio, Lantian rispose al suo volere e scivolò con grazia nell’acqua, allontanandosi da Xiaonü. Si voltò e, portando una mano alla bocca, gridò al vento un messaggio: “Non puoi battermi, ormai sei un vecchietto!”

*

A Fey non era dispiaciuto quel dirottamento. Dopotutto, la vena da contrabbandiere di Nïum era stata uno dei motivi che l’avevano spinto a scegliere lui e la sua nave per intraprendere quel viaggio. Inoltre credeva che il pesciolino avesse bisogno di svagarsi. Intendiamoci, non che gliene fregasse davvero qualcosa dell’umore scontroso di Nïum, ma impedirgli di farsi un giro di bevute in compagnia dei suoi “fratelli” avrebbe provocato solo un’ennesima ondata di risentimento nei suoi confronti. E poi c’era la questione stanchezza, anch’essa da non sottovalutare. Aver ceduto due bastoncini di giada era costato più di quanto avesse preventivato. O forse – aveva pensato guardandosi le vene dei polsi – il potere stava defluendo dal suo corpo ora dopo ora. Eppure avrebbe potuto giurare che fosse tornato: a Renminshi l’aveva sentito scorrere nelle vene, mentre la testa di Zhuang Wu scivolava sul pavimento. Si rannicchiò verso la parete di Lantian, stretto nel suo giaciglio non proprio morbido ma confortevole e, per un attimo, mentre sopra la sua testa, a metri e metri dal mare, marinai, viaggiatori e Ballerini dell’Acqua gozzovigliavano, sentì nostalgia dei Padiglioni di Perla.

Quando spalancò gli occhi nel buio, il rumore di boccali sbattuti, canzoni stonate e sedie trascinate si era ormai spento da ore, e una brezza fresca aveva ricoperto d’azzurro la notte. Si mise seduto sul letto e fissò lo sguardo in direzione della porta mentre la pelle d’oca si diffondeva lungo le braccia. Avvertì di nuovo la sgradevole sensazione di essere osservato, ma questa volta fu diverso. Questa volta la Vista era insistente. Decise di alzarsi e spalancò la porta del suo alloggio.

Il ponte addormentato di Lantian scricchiolava sotto le onde calme. La luna ne illuminava le assi, le vele raccolte, i barili d’acqua dolce, mentre le ombre intrecciate degli alberi si allungavano per sfiorare la seta dell’hanfu della figura in piedi al centro del ponte. Accarezzate dai raggi di madreperla, le ciglia rosse dell’uomo si socchiusero un istante prima che una lama dello stesso colore del latte si scagliasse verso la testa di Fey, che la evitò per un puro miracolo lasciandosi cadere a terra.

“Piuttosto scortese da parte tua…” commentò spingendo sui reni per tornare in piedi. Allargò le gambe sul ponte e immaginò che i piedi sprofondassero nel legno per trarre forza dalla solidità di Lantian. “Non ho inteso il tuo nome, chioma al vento.”

L’uomo sollevò il mento e la mano sinistra stretta intorno al fodero di una jian. Il nodo rosso sul capo della spada vibrò con la brezza mentre l’uomo sollevava la mano libera all’altezza del petto, distendeva le dita e s’inchinava in segno di rispetto.

Rìshí Baihu. Dovresti conoscermi, Fey Long.”

Il cuore balzò nel petto di Fey come se fosse stato trafitto da una lama. Sentì il sangue pulsare nelle tempie mentre il respiro si faceva più veloce. Guardò per un istante l’arma del rìshí, poi tornò a concentrarsi sul nemico.

Rìshí Baihu? Feng Baihu?” soffiò a denti stretti, mentre stringeva i pugni al punto da conficcarsi le unghie nella pelle. “Mi devi la tua testa, rìshí. Sei venuto a donarmela di tua spontanea volontà?”

“Sono venuto in pace, Fey Long, a donarti una parola di saggezza. Interrompi questa sciocca ricerca e impara a vivere con la vergogna. Consegnami i pezzi della pergamena.”

“Mi sembra ragionevole. Aspetta, li tengo proprio qui…” La mano di Fey scivolò dentro la manica ampia del proprio hanfu. Fece scorrere il piede destro sul legno del ponte, si diede una spinta e saltò in aria fischiando. Una lama cobalto s’intrecciò al suo polso nel momento in cui estrasse la mano dalla manica. Portò il polso sinistro in posizione di difesa e affondò la lama verso Feng con un rapido movimento. Strinse i denti quando percepì la tensione nella parata del rìshí. Fissò gli occhi azzurri in quelli ametista dell’uomo e gli fischiò in faccia, dissolvendo la lama sulla propria mano e creando una nuvola di aculei intorno al viso dell’uomo. Feng si limitò a lasciarsi scivolare a terra per sottrarsi alla traiettoria degli aculei. Si spinse sui piedi per saltare sull’albero di mezza e, una volta acquistata velocità, si slanciò verso l’albero di prua come se stesse correndo sulla schiena del vento.

“Con il misero potere che ti resta, Fey Long, non sei altro che una disgrazia da cancellare” sibilò prima di impugnare la jian e lanciarsi verso il ragazzo in un affondo. “Interrompi la ricerca, se vuoi continuare a vivere.” Il fodero della jian colpì il petto di Fey con una forza tale da trafiggerlo da parte a parte.

Gli occhi di Fey si spalancarono nel buio mentre il palmo della mano destra premeva contro la ferita sul petto. Tremando, mise lentamente a fuoco il piccolo giaciglio, la tracolla gettata a terra, la porta illuminata dalle fioche luci dell’isolotto di Jia. Allontanò la mano dal petto e scostò in fretta la stoffa intatta dell’hanfu prima di abbassare lo sguardo sulla ferita. Un livido viola pulsava sulla pelle pallida.

Continua a leggere l’episodio 6

_________________________
Colonna sonora consigliata: Too old to die young – Brother Dege
Immagine: Duel di ARTek92
3

Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

5 commenti

Macalaurë · febbraio 24, 2018 alle 10:59 pm

“…la mano sinistra stretta intorno al fodero di una jian. Il nodo rosso…”
Questa frase ha qualcosa di familiare. Dove l’ho già letta? Ah, sì! Il Rituale della Vista dell’episodio 3!
“Verde… Roccia… Tetto… Rosso… Nodo… Jian…”
Non credo sia una coincidenza. Una cosa che veramente adoro nelle storie che leggo è trovare piccoli accenni e velati riferimenti ad avvenimenti che potrebbero accadere in futuro, per questo il dettaglio mi è saltato subito all’occhio. Poi magari si tratta davvero di una coincidenza e io sto costruendo castelli sul nulla, ma poco importa.
Per il resto, un altro episodio avvincente ed interessante, che ho letto, come sempre, con molto piacere. Aspetto i prossimi aggiornamenti!

    Ember · febbraio 26, 2018 alle 12:32 pm

    Le tue parole mi hanno regalato un sorriso. Non sbagli: nessuna coincidenza. Grazie di cuore per aver letto con così tanta attenzione e per aver trovato il tempo di raccontarmi le tue impressioni. Il confronto e il supporto sono elementi impagabili, che spingono a migliorarsi e a tenere altissima la motivazione.
    A presto!

Alice · febbraio 25, 2018 alle 3:40 pm

Qualche nodo comincia a venire al pettine! Avevo il sospetto che la persona che stava spiando Fey fosse un rìshí sin da quando Fey ha cominciato a sentirsi Osservato (con la O maiuscola…?), e la parte dell’oracolo aveva moltiplicato questi sospetti, ma ammetto che non mi aspettavo una apparizione della spia così presto. Beh, ha senso. Se voleva fermare Fey, doveva farlo prima che questi trovasse il modo di riacquistare i suoi poteri. Comunque, se l’ossessione di Fey nei confronti di quella pergamena e il suo parlarne come se fosse sua per diritto non fossero già abbastanza come indizio, devo dire che la comparsa di questo… posso definirlo sicario? mi puzza tantissimo. Dopotutto che motivo avrebbe Feng, un rìshí in pieno possesso dei propri poteri, a quanto pare, di temere un rìshí decaduto come Fey, se non per la reale minaccia che Fey potrebbe rappresentare per lui (/loro)? L’ipotesi della congiura sembra diventare sempre più allettante, ma non escludo che tu abbia qualche altro plot twist meno prevedibile nel sacco. Non vedo l’ora che tu faccia chiarezza sulla pergamena. Se parlare del destino ad essa collegato è proibito, e se rubarla(?) ha causato “uno strappo nel mondo”, ci dev’essere qualcosa di assurdamente potente scritto sopra… Mi chiedo cosa, però…
Di questo capitolo però devo dire che la mia parte preferita è quella di Genkin. Il tuo modo di scrivere i marinai grezzi e burberi mi fa morire dalle risate XD Già amo Nïum, ma vederlo alle prese con un altro Ballerino che sembra quasi il suo doppio è fantastico.
“Nessuno dei due si avventurò oltre la lingua di mare che separava le loro navi. Vedete, per i Ballerini dell’Acqua è sufficiente la sola idea di camminare a piedi nudi sulla nave di un altro per tremare di ribrezzo.”
Questa parte mi ha uccisa. Ballerini dell’Acqua e le loro navi, una storia d’amore migliore di Twilight.
“Solo un pazzo sarebbe disposto a concedere un tale livello di confidenza, e non è raro che siano proprio gli innamorati, le creature più imbecilli per definizione, a finire col danzare sul ponte delle navi mentre l’argento dei piedi si mescola e unisce.”
Che poeta, quel narratore. Altro che Petrarca o Dante.
Stupidaggini a parte, anche stavolta hai fatto un ottimo lavoro. Mi fa tanto piacere che tu sia riuscita a scrivere un nuovo capitolo di Pilgrim così in fretta dopo l’ultimo. Si vede che ci stai prendendo gusto, ora che la trama si sta infittendo. Lo sai che hai sempre il mio supporto anche quando l’agenda è fitta di impegni e di scadenze, ma sono orgogliosa di te per essere riuscita a ritagliarti il tempo di scrivere nonostante tutto (e tutti, perché quel mentore di google ansiogeno di certo non ha aiutato). Un abbraccio di incoraggiamento, e a presto!

    Ember · febbraio 26, 2018 alle 12:42 pm

    Adoro i tuoi commenti, Alice. Mi permettono di vedere la mia storia dal punto di vista del lettore, di osservare come la narrazione viene recepita, quali emozioni riesce a evocare – e se queste coincidano o meno con ciò che desideravo trasmettere. Grazie con tutto il mio cuore. Ogni volta mi fornisci feedback importanti che mi aiutano a migliorare.
    Come sai, ormai i minuti liberi della mia giornata sono riservati alla definizione dei nuovi capitoli. E quando non ho tempo, mi capita di sognarli. La veglia è –
    ahimè – un po’ piena d’impegni, tra scadenze e progetti (e mentori ansiogeni!) ma vorrei riuscire a scrivere un nuovo capitolo ogni settimana. Incrocia le dita 😉

edvige_hoshi · giugno 17, 2018 alle 11:28 pm

Ho già detto che i battibecchi e i contrasti tra Fey e Nium mi fanno sorridere? Lo ripeto, perché è proprio così.
Mi piace molto come stai intrecciando i misteri della trama, il fascino dell’ambientazione, le caratteristiche dei personaggi svelate a poco a poco con dei momenti più “spensierati”.
Sono davvero sulle spine riguardo il passato del protagonista: le cause della sua ricerca, la ragione per cui questa spia lo ha attaccato.
Inoltre la figura dei rìshí è molto interessante, mi chiedo quali siano i suoi reali poteri.
Alla prossima! <3

Se ti piace ciò che hai letto, lasciami un commento!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: