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Riassunto degli episodi precedenti: Dopo giorni e notti per mare, l’isolotto di Jia appare davanti agli occhi di Fey e Nïum come una visione.

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Se non avete la più pallida idea di dove si trovi l’isolotto di Jia, fate parte di quella fetta di popolazione che non dovrà mai preoccuparsi di diventare cibo per i pesci per aver pronunciato la parola sbagliata al momento sbagliato. In tal caso v’invito a rimanere tra le pareti confortevoli della vostra inconsapevolezza e non arrischiarvi in un genere di vita che non farebbe per voi. Ma se è l’avventura che state cercando, se è il brivido dell’adrenalina ciò di cui avete bisogno per ricordarvi di essere ancora vivi, seguite il mio consiglio e tendete bene le orecchie. Ascoltate le conversazioni sottovoce tra i marinai, quando le candele si spengono e le amache cigolano ondulando insieme al mare. Se farete attenzione, sentirete parlare di “tizzoni roventi” e “fiumi di fantasmi ubriachi”. Tenete a mente queste parole se vorrete fare del contrabbando la vostra vita e un bel giorno, mentre starete confrontando l’orizzonte con lo scalpo di un qualche burlone che abbia pensato bene di tatuarsi in faccia la rotta del più grande segreto delle regioni dell’Est, vedrete spuntare in mezzo al mare l’isolotto di Jia.

Eccolo là, di fronte ai vostri occhi, un gioiello dell’ingegneria unico al mondo, un’isola di navi che sfida la gravità e se ne infischia delle regole. I visitatori abituali lo chiamano affettuosamente “lo Sheng”, e vi basterà guardare le colonne di giunche che s’impilano come due mastodontici pilastri e si congiungono in un ponte centrale sospeso sul mare per riconoscere l’ideogramma 升. Ai tempi delle Guerre Blu, quando il mare ribolliva del sangue dei marinai, c’era stata solo la nave ancorata di un visionario, una semplice stazione di rifornimento priva di gerarchie e di leggi, a disposizione di tutti coloro che si fossero trovati alla deriva. Ci vollero quindici anni, quattrocentottanta navi, seicento piccole giunche e scialuppe, una miriade di corde, bulloni e rinforzi, e una quantità tutt’altro che legale di Acqua d’Argento per costruire l’isolotto galleggiante dentro cui Nïum, seduto al suo tavolo preferito nell’angolo in fondo al Ponte, stava allargando le carte logore in un ventaglio di fiori di loto.

“Amici miei, questi sono quattro fiori supremi e la mia quinta vittoria!”

Un sorriso si allargò sul volto di Nïum mentre posava le carte sul tavolo e avvolgeva le dita intorno alla posta in gioco: una colonna di monete d’argento a cui un marinaio ormai al verde ma non così disperato da smettere di tentare la fortuna aveva aggiunto un ciondolo di bronzo dalla discutibile forma propiziatoria. “È un amuleto per la virilità!” aveva spiegato ore prima il marinaio sbattendosi la mano sulla pancia per sottolineare l’evidente efficacia dell’amuleto. Gli altri si erano limitati a fissare con disgusto il ventre traballante come gelatina dell’uomo e avevano deciso di comune accordo di non indagare oltre.

Un omaccione con la guancia solcata da una profonda cicatrice a forma di amo sbatté il pugno sul tavolo appiccicoso di birra. La colonna di monetine crollò e si sparpagliò sulle carte di Nïum.

“Lahyesoon, tu bari! Cinque volte di seguito è impossibile! Tu bari!”

Si udì il tonfo sordo di una pedata sotto il tavolo, cui seguì il goffo tentativo di distogliere lo sguardo di metà dei presenti. Quelli che avevano ancora gli occhi, s’intende.

Nïum fece strisciare la sedia sul pavimento e scattò in piedi. Si sporse verso l’omaccione, lo afferrò per il colletto e gli piantò gli occhi in faccia.

“Vuoi che t’incida l’altra metà di quel sorriso sulla faccia, Shim Yun?”

D’improvviso calò il silenziò nel Ponte dello Sheng, interrotto solo dal suono cristallino di un boccale sfuggito alla presa dell’oste e schiantatosi sul pavimento. Una polpetta di pesce söar scivolò dalla forchetta di un vecchio capitano, atterrò come un meteorite sul piatto lurido e inondò la barba candida del vecchio con schizzi di salsa di bambù. L’uomo non se ne accorse neanche, così come il suo compare, seduto accanto a una visitatrice dell’isolotto di Jia, non si rese conto di aver posato la mano viscida sulla coscia sbagliata e di star palpando il mozzo, a sua volta intento a sputare tutta la birra verde che aveva trangugiato per la sorpresa di assistere alla morte prematura di Shim Yun. Perché, vedete, era una specie di legge non scritta tra i marinai che bazzicavano lo Sheng che Nïum Lahyesoon non fosse tipo da fregare o provocare. Le prodezze acrobatiche del Ballerino e la quantità di fegato e talento che sfoggiava nel beffare le autorità governando una nave volante non registrata avevano fatto del giovane una leggenda degna di rispetto. Il resto lo aveva fatto la sua tendenza alla rissa perenne.

Nïum strinse più forte il pugno sul colletto dell’uomo, che decise di alzare le mani in segno di resa e rimandare il proprio suicidio di qualche anno.

“Non voglio problemi, Lahyesoon… Dico solo che cinque volte di seguito… Non è giusto, eh? Voglio dire… Sei l’ultimo che sente del Vermiglio e corre qua e nemmeno si mette in fila e se lo porta via… Non è giusto…”

“Stai dicendo che ho barato?”

“Sto dicendo che non è giusto che sei l’ultimo e ti porti via tutto il Vermiglio…”

“Quindi stai dicendo che vuoi che ti spacchi la faccia, ho capito bene?”

“Sto dicendo che è strano, solo strano, che proprio tu…”

“Che proprio io ti lanci fuori dallo Sheng e navighi sulla tua carcassa con la chiglia di Lantian? No, non è strano, è proprio ciò che farò!”

“Calma, calma!” La voce profonda di Gerkin ruppe il silenzio nel Ponte. Il marinaio si alzò in piedi e posò una mano sulla spalla di Nïum. “Rilassati, fratello. Shim Yun, qui, sta cercando di chiederti scusa, vero, Shim Yun?”

L’omaccione calvo annuì e sfoggiò un sorriso marcio e nervoso. Nïum lasciò la presa e si allontanò dal tavolo per dirigersi al bancone, dove ordinò il sesto sorgo fermentato della serata.

“Devi darti una calmata, fratello. Non ti ho mai visto così nervoso in trent’anni che ti conosco…” Con la schiena appoggiata alla sbarra d’ottone del bancone, Gerkin lanciò un’occhiata inquisitoria al ragazzo. “Qualcosa non va?”

Nïum bevve un sorso di sorgo e sbatté il boccale sul bancone appiccicoso. “La fame rossa non va, Gerkin. Le tasse di Li. Le miniere d’Acqua d’Argento. Il mio stramaledetto passeggero!”

“Ehi, ehi. Ascolta, sono questioni serie, ma puoi farci qualcosa? No. Allora limitati a fare quello che hai sempre fatto. Prendi il largo e vivi alla giornata, contrabbanda quel che ti passa per la testa, vendi a quei dementi dei Periván le loro anguille elettriche, e cerca di andare avanti come tutti. Non ci puoi fare niente. E il tuo passeggero gettalo in mare, ma prima fregagli i soldi. Facile.”

Nïum si guardò le mani e assaporò per un attimo l’idea di spingere Fey in acqua. Per quanto il pensiero lo divertisse, fu percorso da un brivido quando si rese conto di non provare soddisfazione ma, al contrario, repulsione all’idea di compiere un gesto simile nei confronti del rìshí. Sospirò e lanciò un’occhiata distratta al tavolo dove erano partite le scommesse per l’ultima posta in gioco: la coda del Vermiglio.

Se fino a questo momento avete creduto che le parti più pregiate del Vermiglio fossero le più grosse, come la testa o l’intestino, mi spiace dirvi che siete stati fregati. Certo, potete arrivare a guadagnarci cento, forse duecento monete d’argento se le vendete a degli allocchi, ma aprite bene le orecchie. La ricchezza del Vermiglio sta nelle sue parti più piccole, nelle chele, nel cristallino degli occhi, nella polpa dei tentacoli da cui si ricava un balsamo allucinogeno da spalmare sulle labbra. Era proprio a quest’ultimo che aveva puntato Nïum, appena arrivato allo Sheng, e che aveva vinto al primo giro di carte. L’idea era di venderne i due terzi ai porti giusti e tenere il resto per sé, per divertimento. Aveva poi partecipato alle partite che gli sarebbero state più redditizie, calcolando la probabilità di ritrovarsi al tavolo con giocatori troppo abili e il rischio di perdere le parti del Vermiglio che sarebbe riuscito a piazzare meglio. E no, non c’entra niente la sete di denaro, se è questo che state pensando. Per quanto Nïum amasse la sensazione delle monete sonanti nelle tasche, non aveva fatto del contrabbando la sua strada per avarizia. I soldi gli servivano per Lantian, per comprare pezzi di ricambio e migliorie, ali più solide, vele più potenti, e qualche nuovo congegno all’avanguardia che, girava voce, sfruttava il vapore delle Pietre Roventi di Miong.

Nïum finì il boccale di sorgo e si diresse di nuovo verso il tavolo delle scommesse. Voleva assicurarsi la coda del Vermiglio che, con un po’ d’Acqua d’Argento, avrebbe apportato un’accelerazione notevole alla velocità della sua Lantian. In cambio era disposto a cedere il cervello dell’animale, un ingrediente d’eccellenza per alcuni piatti considerati illegali negli Stati di Li, ma venduti comunque alla bellezza di seicento monete d’argento al vassoio. D’altra parte, però, il rìshí aveva intenzione di spostarsi a Nord e la rotta prevedeva troppa navigazione sotto il sole cocente per poter mantenere il cervello in buono stato. Una volta raggiunto il primo porto sarebbe stato già avariato e, di conseguenza, invendibile.

Non appena Nïum scostò la sedia dal tavolo per proporsi come sfidante, i suoi compagni di gioco si alzarono e dileguarono come un pugno di mosche spaventate. Il Ballerino sollevò il mento e si trattenne dal rivelare un sorriso trionfante. Aveva puntato sulla codardia dei suoi compari, sfruttando una strategia che aveva rinominato “Gioco di Miele e Frusta” e che consisteva essenzialmente nell’indurre un tale terrorismo psicologico nella mente dell’avversario da rimanere l’unico contendente per le poste in palio migliori. Si sfregò le mani e s’infilò le monete vinte fino a quel momento nelle tasche dei pantaloni.

“Bene, se nessuno ha niente in contrario, la coda del Vermiglio è mia. È stato un piacere fare affari, ragazzi…” mormorò stiracchiandosi, deciso ad andarsene a dormire. Fu in quel momento che dal fondo del Ponte si levò una voce.

“Non così in fretta, Lahyesoon.”

Per la seconda volta nella storia, lo Sheng ammutolì di colpo e un altro boccale finì in frantumi sul pavimento: il nuovo aiuto cuoco era un ragazzino ancora imberbe e con una scarsa abilità di gestione degli imprevisti.

Nïum s’irrigidì e, riconoscendo l’origine della voce, non si voltò a degnare di uno sguardo la donna seduta dall’altro lato del Ponte con la sedia inclinata e gli stivali sul tavolo. Le altre teste, invece, si voltarono di scatto con un mormorio eccitato. Non c’era donna o uomo di mare che non conoscesse la storia dell’occhio sinistro di Katalu, di come lo avesse perso e di come le guardie delle miniere d’Acqua d’Argento le avessero bruciato le mani, che da allora era stata costretta a coprire con guanti d’iguana. Tutt’intorno a Nïum, gli avventori dello Sheng stavano cercando di decidere se guardare quella donna con ammirazione o con timore. Nïum, dal canto suo, non aveva dubbi circa le proprie emozioni.

“E tu che accidenti ci fai qui?”

Katalu sbatté il boccale di sorgo sul tavolo e si alzò in piedi. Per un breve istante, mentre si faceva strada tra le sedie ammaccate e le pozze appiccicose di liquore sul pavimento, i capelli le scoprirono l’occhio le cui palpebre erano state cucite con fili di Peridot. Qualcuno tra gli ubriaconi delle ultime file decise di tirare fuori la propria vena romantica con un fischio d’apprezzamento e si ritrovò il pugno di un collega dentro la bocca. Mi sento di affermare che con ogni probabilità fu quella rissa l’unico motivo per cui riuscì ad andarsene dallo Sheng sulle sue gambe.

Nïum strinse i denti e sollevò il mento con fare di sfida mentre la donna lo raggiungeva, scuoteva le spalle e faceva un cenno verso la colonna sinistra dello Sheng, dove le giunche erano state adibite a locanda.

“Sono stata ingaggiata per governare una nave di mercanti. A differenza tua, mi guadagno da vivere in modo onesto.”

Le orecchie del Ballerino dell’Acqua avvamparono mentre conficcava le unghie nei palmi delle mani. In qualche modo avrebbe voluto rispondere che anche lui stava trasportando un cliente in maniera quasi legale, ma si trattenne. Potete dire qualsiasi cosa su Nïum Lahyesoon, sul suo carattere burbero e lo sguardo di chi risolverebbe volentieri ogni discussione con una sana scazzottata, ma non ne potrete mai negare la lealtà. E ciò che lo legava a quel rìshí, la cui testa era ricercata in tutti gli Stati di Li, poteva essere definita, se vogliamo, un qualche parente alla lontana della lealtà.

“Beh, è stato un piacere rivederti. A mai più, mh?” tagliò corto girando sui tacchi e dirigendosi verso la colonna destra dello Sheng. Di certo non avrebbe potuto prendere a pugni una donna, per quanto quella donna avesse l’innata capacità di fargli sperimentare un insolito prurito sulle dita, quindi decise di ignorarla e tornarsene su Lantian per trascorrere la notte in santa pace. Alle sue spalle, però, Katalu non era dello stesso avviso.

“Ho detto ‘non così in fretta’, Lahyesoon. Il fatto che nessuna di queste meduse ubriache abbia il fegato di sfidarti non significa che non voglia farlo io.”

Nïum prese un profondo respiro, socchiuse gli occhi, stiracchiò il collo da un lato e dall’altro, tirò indietro le spalle e si voltò a sovrastarla. Più alto di lei di una testa e mezzo, la guardò con le mani in tasca e un rinnovato interesse.

“Il coraggio non ti manca, Occhi Belli, ma la fortuna?” Rivolse un cenno con il capo verso il tavolo da gioco dove Shim Yun, con la testona lucida stretta tra le mani, stava ancora frignando per la perdita della chela del Vermiglio. Katalu scoppiò in una risata fragorosa e gli puntò un dito contro il petto.

“Cosa sei, un bambino? Intendo una sfida vera!”

Il volto di Nïum s’increspò in una risata di puro sarcasmo.

“Vuoi davvero correre contro la mia Lantian? Con un mercantile? Sei pazza oltre che orba o cosa?”

Il Falco dei Mari, tanto leggera sull’acqua quanto letale, non si lasciò intimidire. Fissò gli occhi di Nïum per qualche istante, poi si voltò e tese la mano di fronte a sé.

“Gerkin!” pronunciò verso il diretto interessato. Spalmato contro il fondo del Ponte, Gerkin trasalì.

“Prestami la tua nave!”

“Perché io?!” protestò quello di rimando.

Katalu fece roteare gli occhi al cielo.

“Perché altrimenti ti tirerò un pugno in faccia così forte da buttare giù quei due bei dentini che ti rimangono. Che ne dici?”

Gerkin accettò. Nessuno avrebbe potuto negare che Katalu avesse ottime doti retoriche, e la sua era stata un’argomentazione molto persuasiva.

La donna si voltò e rivolse a Nïum un sorriso furbo.

“Adesso ho una nave. Domani all’alba, 1200 klanmin dalla costa. Ci stai?”

Nïum si grattò il mento. In fondo, l’idea della sfida lo stuzzicava. Tese la mano e strinse quella guantata di Katalu.

“Andata.”

Continua a leggere l’episodio 07

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Colonna sonora consigliata: The Beat Festivities – Masakatsu Takagi
Immagine: The BridgeLands di Christopher Bradley
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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

2 commenti

artemisiadt · aprile 28, 2018 alle 8:22 am

L’ho aspettato per settimane, e insieme a Lantian, hai portato anche la brezza del mare e l’odore salmastro dei pesci che sono rimasti troppo tempo fuori dall’acqua… adoro quest’atmosfera. Come sempre, leggerti significa lasciarsi avvolgere dalle tue parole e farsi guidare tra le tue immagini

Alice · luglio 31, 2018 alle 9:45 pm

Hey! Questo capitolo l’avevo letto settimane fa, ma poi non ho mai trovato né il tempo né l’energia di commentarlo prima d’ora.
Mi è piaciuto il modo in cui hai ripreso il ritmo frizzante del primo capitolo, specie durante tutta la scena sullo Sheng. Tra l’altro penso che tu abbia fatto un ottimo lavoro con le atmosfere e le descrizioni. In alcuni passaggi sembrava davvero di sentire il profumo di salsedine e l’ondeggiare degli scafi sotto i piedi.
Se mi permetti di essere brutalmente(?) onesta, questo capitolo mi è sembrato un filler alla storia principale, in certi punti un po’ più dilungato di quanto mi aspettassi, ma ho apprezzato il focus su Nium (visto che spesso risulta un personaggio secondario alle vicende di Fey) e soprattutto l’introduzione di un raro personaggio femminile. Se c’è una cosa che mal sopporto del fantasy come genere, è il sessismo di molti dei suoi autori. Spesso le donne sono una strettissima minoranza del cast e relegate a ruoli secondari, quando non sono stereotipate… quindi mi auguro di vedere ancora Katalu, perché mi aveva incuriosita. Magari scopriremo che ha fatto di quella coda. Mi chiedo se anche lei volesse attaccarla alla sua nave :’D In generale, mi piacerebbe sapere di più del suo personaggio. Spero che questo non sia l’unico incontro con la nostra ciurma, perché ho la sensazione che ci andrebbe d’amore e d’accordo se passasse più di dieci minuti in loro compagnia *sarcasm* Specie con Fey :’DD
Ah, e mi ha incuriosita anche la visione di Fey. Odio il fatto che siano così criptiche, ma d’altra parte è anche per quello che mi intrigano :’D
un abbraccio e al prossimo update! Vado a recuperare il resto!

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