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Colonna sonora consigliata: Don’t Let Me Be Misunderstood – Santa Esmeralda

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Trambusto alla Locanda

Se mai passaste dalle parti di Renminshi, ricordatevi di portare sempre con voi un bastoncino di giada. Per ora potete pure dimenticarvelo, ci servirà solo più avanti. Fate attenzione, invece, a non inciampare sugli scarponi incrostati di fango di certa gente dall’aspetto poco raccomandabile o incapperete nella stessa sorte del poveretto che in questo momento sta dondolando dal lampadario. È una brutta storia la sua, povero Kiru Bo. Pare che volesse avvicinarsi al bancone a ordinare un bicchierino – solo uno, vi assicuro che sta cercando di smettere – di sherry. Caso o karma volle che la punta di metallo dei suoi stivali s’incastrasse tra le assi di legno del pavimento della locanda, dando il via a un capitombolo terminato solo quando si ritrovò faccia a terra. Fin qui niente di male, direte voi. Il problema è che si trattava della terra sbagliata.

“Cerchi rogne, pidocchio?” aveva grugnito un energumeno – il proprietario degli stivali contro la cui terra si era spalmata la guancia di Kiru Bo – dall’alto dei suoi due metri. A nulla erano valsi i piagnucolii del povero malcapitato che, dopo aver scoperto a proprie spese di avere una lingua lunga al punto da poter essere annodata su se stessa, si era ritrovato a contemplare la locanda dal vecchio lampadario arrugginito, domandandosi perché simili sfortune dovessero capitare sempre a lui. Certo, avrebbe anche potuto passarsi una mano sulla coscienza e riconoscere che forse – forse – finire appeso a un lampadario con un nodo nella lingua poteva essere considerata una giusta punizione per aver derubato la vecchia cieca in Filburn St. per comprarsi il tanto bramato sherry. Ma questo pensiero non gli passò per la mente. Né pensò che il tizio seduto al bancone, intento a mangiare ravioli da una ciotola di brodo, potesse avere niente a che fare con quel suo attuale, ingiusto destino. Niente di più sbagliato.

Al di sotto del suo cappello di bambù, le labbra di Fey si aprirono in un ghigno. Allungò la mano con la ciotola vuota verso l’oste che commentò qualcosa a proposito dello stomaco senza fondo del piccoletto prima di versare l’ennesima porzione di brodo con un ramaiolo. Seguirono i ravioli, che si tuffarono nella ciotola come piccole sfere candide dal ripieno bollente e speziato. Non che fossero proprio una delizia, lasciatemelo dire. Ma si sa come vanno queste cose: quando non mangi da giorni, non ti metti certo a fare lo schizzinoso. O, per dirla al modo dei Renminshien, popolo di grandi poeti, “quando la fame insorge, nessuna delizia è pari al cuore fritto di tua zia.”

Fey sforbiciò in aria le bacchette pregustando la sensazione dei ravioli che si adagiavano sul fondo del suo stomaco. Ne inforcò uno e lo divorò in un boccone. Poi trangugiò il boccale di birra al tè verde e sputacchiò le foglioline, togliendosele dal labbro per appiccicarle sul bordo del boccale. Lanciò una rapida occhiata alla finestra e si dondolò sullo sgabello, spingendosi con le mani sul bancone. Si sollevò il cappello dagli occhi con una bacchetta e rivolse a Kiru Bo uno sguardo amabile.

“Ehilà, buonuomo. Saprebbe per cortesia indicarmi l’ora?” domandò con un sorriso. Il nuovo pezzo forte del lampadario lo guardò in silenzio per qualche istante, poi, sconfitto ma di buon cuore, sollevò tre dita in direzione di Fey, che ringraziò con un cenno della testa e tornò a dedicarsi alla sua ciotola di ravioli. Fu in quel momento che la porta della locanda si spalancò, i rutti nella sala si ammutolirono e l’ombra possente di Zhuang Wu si allungò sul pavimento, seguita da quella calva e tarchiata dei suoi quattro scagnozzi. I tacchetti d’avorio degli stivali di Zhuang Wu risuonarono sulle assi di legno mentre raggiungevano il tavolo vicino al vecchio pianoforte sdentato. Fu solo quando l’uomo con la faccia da faina posò il cappello sul tavolo che tutti gli astanti ripresero a parlare. Non volevano certo rogne con la Banda della Steppa. O, per dirla di nuovo al modo dei Renminshien, “fatti sempre i cazzi tuoi.”

Fey finì di bere il brodo direttamente dalla ciotola, si pulì la bocca con la mano e fece schioccare la lingua. Posò una moneta d’argento sul bancone, spinse indietro lo sgabello e si alzò. O meglio, si abbassò. Perché, vedete, non si può dire che Fey fosse proprio ciò che definireste “alto”. Medio, magari. O “più basso della media per essere un ragazzo”. In ogni caso, non glien’era mai importato molto. Percorse la sala fino a raggiungere il tavolo di Zhuang Wu, rubò una sedia dal tavolo accanto, la fece roteare su un piede e si sedette con le braccia appoggiate allo schienale e il cappello calato sul viso. Interdetto, Zhuang Wu fissò il ragazzo. Poi si riprese, schioccò le dita a destra e a sinistra e guardò Goh Sun e Pang Lu alzarsi e torreggiare Fey. Il pugno chiuso di Goh Sun, stretto al punto da avere le nocche bianche, sfoggiava un set di elegantissimi anelli incastonati di chiodi. Fey lo notò ed emise un fischio ammirato.

“Sciccosi…” commentò, “C’è anche la versione maschile?” Goh Sun rispose con un grugnito e lanciò un’occhiata al capo che scosse la testa in un lento segno di diniego. Al contrario, Zhuang Wu si sbottonò il colletto della camicia viola e si sporse verso Fey.

“Non mi piacciono i moscerini,” sentenziò, accompagnando le parole con un pugno sul tavolo, “Che diavolo vuoi?”

Fey si sollevò il cappello con l’indice e gli occhi azzurri incorniciati dalle ciglia rosse guizzarono sulla cintura di Zhuang Wu. Allungò un dito in quella direzione e inclinò la testa in un sorriso cortese.

“Si dà il caso che portiate appresso una cosa che mi appartiene. Ora, se foste così gentili da ridarmela di vostra spontanea volontà, sarei lieto di lasciar correre la questione e considerarla una faccenda conclusa in amicizia. Se doveste invece scegliere la via delle maniere forti, sappiate che la cosa mi addolorerebbe molto. Sono per la non violenza, wu wei, sì?”

Zhuang Wu lo fissò, il viso da faina contratto in una smorfia di dolorosa concentrazione.

“Che cazzo hai detto?”, rispose infine, e Fey accettò con sportiva rassegnazione l’idea d’infrangere anche quel giorno la ricerca dell’armonia con l’universo. Non che gliene fregasse poi molto del taoismo, detto tra noi. Posò il gomito sul tavolo e si sporse verso Zhuang Wu. Parve riflettere per qualche istante e schiuse le labbra come per rivelare un segreto. Poi fischiò. Un fischio acuto, penetrante, che incrinò lo specchio dietro il bancone e fece piagnucolare il povero Kiru Bo, che si ritrovò al centro dell’esplosione congiunta dei vetri delle lucerne del lampadario. Fey roteò l’indice davanti alla bocca, come per avvolgerlo intorno a un’invisibile ciocca di capelli. Accelerò il movimento e uno stelo cobalto si attorcigliò intorno alle sue dita come caramello filante. Sollevò l’altra mano e raddrizzò lo stelo, allungandolo finché non raggiunse le dimensioni si una stecca da biliardo. A quel punto sorrise, si toccò il cappello in un cenno di saluto e soffiò:

“Addio.”

Con uno scatto della mano, lo stelo raggiunse il collo di Goh Sun, lo avvolse come un cappio e si restrinse finché il volto paonazzo del poveretto non si cristallizzò nella smorfia di dolore che precedette l’esplosione. Mentre rimasugli di un cervello tutto sommato poco considerevole si sparpagliavano sul pavimento, Fey spostò lo sguardo su Pang Lu e lo stelo raggiunse il nuovo bersaglio, trapassandogli le tempie da parte a parte come un pungiglione letale. Ai due scagnozzi che si avventarono sul ragazzo toccò la sorte della cecità e la beffa di colpirsi l’un l’altro con i pugni da gorilla. Fey sorrise a Zhuang Wu, si strinse nelle spalle come per scusarsi e mosse la mano in un colpo secco. La testa di Zhuang Wu scivolò sul pavimento, recisa di netto.

Mentre nel locale la gente aveva deciso che per quella volta la saggezza dei Renminshien poteva andare a farsi benedire e assisteva alla scena con i respiri ridotti a un sibilo quasi impercepibile, Fey schioccò le dita per dissolvere la magia. Si alzò e raggiunse il cadavere di Zhuang Wu, dalla cui cintura sfilò il contenitore d’ottone della pergamena che cacciò in fondo alla tracolla malconcia. Poi aggirò il tavolo, afferrò la testa di Zhuang Wu per i lunghi capelli neri e se la legò sul fianco. Si avvicinò alla porta e fece per uscire, ma si fermò sbattendosi un palmo sulla fronte. Si voltò verso gli avventori del locale e l’oste, congiunse le mani al petto e si piegò in un inchino.

“Vogliate perdonarmi. Sono davvero mortificato per il disturbo che vi ho arrecato,” soffiò prima di voltarsi e abbandonare il locale. Decise di lasciare Kiru Bo a dondolare sul lampadario. Si meritava qualche altro spavento, dopotutto.

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3

Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

8 commenti

Mirtillamalcontentabook · gennaio 22, 2018 alle 12:48 am

Ehiii Ember ma che bella scrittura che hai 😍 scorrevole come piace a me! 😄❤

    Ember · gennaio 22, 2018 alle 10:26 am

    Grazie di cuore, Sara, per le tue parole gentili e per aver dedicato un po’ di tempo alla lettura di questo capitolo. Sono davvero felice che il mio stile ti piaccia ❤️

      Mirtillamalcontentabook · gennaio 22, 2018 alle 10:58 am

      Ma certo! E appena posso mi do alla lettura degli altri episodi! 😉 mi piacciono anche i colori del tuo blog 🌹💝

        Ember · gennaio 22, 2018 alle 11:00 am

        Grazie mille! Essendo appassionata di web design, ho cercato di trasmettere tramite i colori la sensazione che provo quando sono immersa nella lettura e rapita da un nuovo mondo. Spero quindi che anche tu possa sentirti a casa qui 😉

          Mirtillamalcontentabook · gennaio 22, 2018 alle 1:31 pm

          Hai fatto benissimo! Infatti è proprio l’effetto che dona! 😃😘💖

cristalli in ombra · gennaio 28, 2018 alle 12:01 pm

Sono d’accordo con l’utente che mi ha preceduto, lo stile di scrittura è veramente gradevole e scorrevole. Mi piace molto il Fantasy come questo.

    Ember · gennaio 30, 2018 alle 5:28 pm

    Grazie infinitamente! Spero di rivederti presto tra queste pagine!

edvige_hoshi · marzo 9, 2018 alle 10:46 pm

Salve! Finalmente eccomi immersa in quest’avventura!
La lettura di questo capitolo è riuscita a trasportarmi in un luogo esotico, che è stato un piacere scoprire.
La narrazione è meravigliosa: ricca di descrizioni, ma scorrevole, divertente, direi… coinvolgente. Sul serio, è come se il narratore parlasse a tu per tu con il lettore, mostrandogli la scena a poco a poco, riuscendo allo stesso tempo a fargli capire i tipici usi e costumi del luogo.
Il personaggio di Fey è senza dubbio interessante, non vedo l’ora di conoscerlo meglio *–*
[E poi trovo questo nome particolarmente bello, a dire il vero *-*]

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