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Per scrivere al meglio delle proprie capacità, è opportuno costruire la propria cassetta degli attrezzi e poi sviluppare i muscoli necessari a portarla con sé.”

— Stephen King

Negli ultimi giorni ho riflettuto molto sulla possibilità di scrivere un post sugli strumenti necessari a chi voglia intraprendere il mestiere dello scrittore. Durante la sessione di brainstorming-e-sorseggio-di-tè-zenzero-e-limone ho imboccato quelle che, a prima vista, sembravano due strade senza via d’uscita:

  1. La strada del: “ho l’autorità per scrivere un simile post?”;
  2. Il vicolo del: “che l’abbia o meno, un post sarebbe sufficiente per raccontare tutto?”.

Tamburellando la penna sul mio notebook (è incredibile il potere di problem-solving racchiuso nelle dita di chi non sa stare fermo un minuto), ho messo la retromarcia e trovato una risposta soddisfacente a entrambe le domande. Innanzitutto, non avevo bisogno di una particolare autorità per condividere consigli, esperienze e opinioni con chi, come me, è sempre pronto a rispondere alla Chiamata della scrittura. E, per risolvere il secondo punto, avrei affrontato l’argomento in una serie di post intitolati “Gli strumenti dello scrittore“, che avrei poi raccolto in un’intera sezione del mio sito dedicata alle risorse per gli scrittori.

Tutto inizia con la motivazione

In questo post che inaugura la sezione ho deciso quindi di parlare dello strumento più importante, ciò da cui tutto inizia e senza il quale niente può mettersi in moto: la motivazione. Scrivere, infatti, per molti di noi non è una scelta. È l’unica risposta possibile a una chiamata interna, una chiamata che prende possesso del corpo e scivola sotto la pelle come un’ombra gelida e minacciosa. È affascinante e, allo stesso tempo, incute soggezione. Avvolge le dita intorno al nostro cuore, intorno alla nostra gola, e ci sussurra:

Scrivi. Scrivi o impazzirai.

Vedete anche voi che non c’è possibilità di scelta, in una simile condizione. Scrivere è un bisogno, è acqua e aria, è una febbre e un dialogo che non si ferma mai. È un fiume di parole nella testa, che risuona limpido e cristallino mentre s’infrange contro le pareti della nostra mente. È impegno. È tanta fatica. È ore spese a imparare, osservare, tentare ancora. Ma, più di ogni altra cosa, scrivere è puro amore.

Se non provate questo amore, non scrivete. E badate bene, non sono l’unica a pensarlo. Anni fa, sulla prima pagina del mio notebook ho appuntato quest’appassionata osservazione di Ray Bradbury:

“La prima cosa che uno scrittore dev’essere è – eccitato. Dev’essere una creatura di febbre ed entusiasmo. Se non ha questo vigore, potrebbe tranquillamente starsene là fuori a raccogliere pesche o scavare fossi; Dio solo sa quanto ne guadagnerebbe in salute.

Scrivere è dialogare con la propria anima, è mettersi a nudo sulla carta, affrontare demoni inconsci e modi di vedere il mondo che abbiamo appreso e messo da parte, in un angolino della nostra mente, perché formassero un giorno il mosaico della nostra irripetibile personalità. Scrivere è raccontare la nostra storia sotto mentite spoglie. O raccontare una storia, quella che ci gira in testa da sempre, la matassa che cerchiamo di sbrigliare da tutta la vita. Ascoltatela, chiudete gli occhi, lasciate che vi parli. Posate le dita sulla tastiera. E quando vi sentite pronti, riaprite gli occhi e cominciate a scrivere.

Come si diventa scrittore?

Avere una buona motivazione per scrivere è un ottimo inizio. Per me questa motivazione ha sempre avuto, fin dai miei primi anni, la forma di una Chiamata a cui sapevo di dover rispondere, un senso d’irrequietezza che trovava conforto solo muovendo la penna sul foglio di carta. Ciascuno di noi ha una propria motivazione: soldi, fama, fascino, bisogno. Qualunque forma assuma la vostra, alimentatela ogni giorno credendo in voi stessi e nel vostro lavoro.

Questa è la chiave per diventare uno scrittore. Credere in noi stessi e nel nostro lavoro. Non lasciatevi scoraggiare, infatti, da chi calpesta il vostro sogno ricordandovi che non avete ancora pubblicato nessun libro. Non vedo che cosa abbia a che fare la pubblicazione con l’essere uno scrittore. Si è scrittori nel momento in cui compiamo l’azione di scrivere. Quando poi il nostro libro raggiunge lo scaffale di una libreria, ecco che diventiamo autori. Ricordate questa fondamentale distinzione e sorridete, ricaricatevi, riprendete in mano la penna: tutto ciò di cui avete bisogno per essere degli scrittori è scrivere.

Alimentare la motivazione

Avete mosso il primo passo! Congratulatevi con voi stessi. Adesso siete consapevoli di essere degli scrittori perché scrivete. Non dimenticate, però, di scrivere davvero. Più lo farete, infatti, più la fiammella che arde in voi, adesso timida e flebile, si gonfierà in un vero e proprio incendio. Scoprirete di migliorare giorno dopo giorno e riuscirete a scrivere sempre più velocemente, sempre più a lungo. Per mantenere alta la motivazione, tuttavia, avrete bisogno del supporto.

Sapevate che fu Tabitha, la moglie di Stephen King, a impedire al Re dell’horror di gettare via la bozza di una storia che proprio non riusciva a ingranare? Quella bozza divenne Carrie, il romanzo d’esordio del più prolifico autore dei nostri tempi. Se non fosse stato per il supporto di sua moglie, oggi quello di King sarebbe stato un nome sconosciuto.

Allontanatevi, quindi, da chi schiaffeggia i vostri sogni, da chi tenta di spegnere la vostra fiamma portandovi esempi di percentuali, statistiche e calcolo della probabilità. Tenete stretti al vostro cuore, invece, coloro che credono genuinamente in voi, che in voi vedono la luce e che posano sulla vostra spalla la mano: per spingervi in avanti, per non farvi più tornare indietro.

Dedico questo post alle mie persone. Senza di voi, tutto questo non sarebbe stato possibile.

 

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