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La vita, si sa, accade, e non è tenuta ad avvisarti. Gioca come tutte le bambine del mondo. Fa rotolare un evento qua, sposta un percorso là, costruisce mattoncini su mattoncini di ostacoli. E tu, minuscolo puntino salterino, puoi solo stare al gioco. Questa si chiama passività.

In alternativa, puoi stare al gioco e puoi pure divertirti.

Questa si chiama resilienza.

Non è sempre facile scegliere di essere felici ma conta l’impegno. Conta il gesto. Conta il tentativo di amarla, questa vita capricciosa, perché, visti dalle stelle, i nostri problemi così grandi, così insormontabili, non sono che uno sbuffo di polvere su un pianetuncolo microscopico ai margini dell’universo.

E allora, mi chiedo, che cosa possiamo fare con questa irrequietezza che ci riempie l’anima?

Qualche giorno fa, mentre passeggiavo con il sole sulla pelle e il profumo di mare a inebriarmi la testa, mi è caduto lo sguardo su un’edicola. Mi sono avvicinata e, le mani dietro la schiena, mi sono messa a esaminare i libri esposti in bella vista. Romanzi d’amore, per di più. Un paio di King dall’aria invitante. E poi, nascosto in seconda fila, un gioiellino inaspettato. Il Chuck Palahniuk degli esordi.

Fight Club.

“Tyler mi trova un posto da cameriere, dopodiché c’è Tyler che mi caccia una pistola in bocca e mi dice che il primo passo per la vita eterna è che devi morire.”

Ah, i brividi. Ah, la potenza. La forza di una scrittura vera, sincera, che non ha paura di dire le cose come stanno – o come gli occhi, due particolari occhi nel mondo, le vedono. Non ho dovuto neanche pensarci: ho comprato il libro e a fine serata l’ho concluso. È stato allora, sdraiata sulla sabbia, lo sguardo dentro il cielo, che ho capito, ho capito che cosa possiamo fare con la nostra irrequietezza.

Piuma sulla spiaggia.

Possiamo scrivere, scrivere con rabbia, con amore, con piacere, con devozione, con i brividi, con le lacrime, con sete, con bisogno. Possiamo fare della scrittura un pugno sulla faccia di un dolore così grande da spezzarci il cuore. Possiamo fare della scrittura un balsamo lenitivo su quella ferita che non può spezzarci il cuore davvero. Possiamo scrivere per gridare, scrivere per ridere a perdifiato.

Scrivere per sentire i brividi di una vita così meravigliosa, che accade tutta là fuori, fuori dal riquadro minuscolo delle notifiche sul cellulare, fuori dal piccolo scotoma dei nostri fastidi quotidiani.

Scrivere per sentire il sapore del pane caldo sulla lingua. Scrivere per percepire l’acqua di montagna giù per la gola. Scrivere come dichiarazione d’amore per l’aria che ci gonfia i polmoni.

Ecco i vostri compiti per casa, miei viandanti e scrittori. Nei prossimi giorni passate un pomeriggio senza cellulare. Voglio che osserviate ciò che vi circonda, che lo sentiate davvero. Che sapore ha il gelato che state mangiando? Quanto è fresca la bibita che vi sta dissetando? Quanto sono stanchi i vostri muscoli, quanta voglia hanno di scattare e correre?

Osservate, poi scrivete.

Scrivete un testo senza regole né categorie. Una poesia, un racconto, un pensiero – non importa la forma, fintanto che il contenuto sarà vero. Poi pubblicatelo e condividetelo. Lasciatemi il link nei commenti. Parliamone insieme.

Andate, su, correte a scrivere.

“La settima regola del Fight Club è che se questa è la vostra prima sera al Fight Club, dovete combattere.”

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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

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