Tempo di lettura: 10 minuti

Ho adorato Stranger Things dal primo momento. Come tanti 30enni di oggi, figli di un’epoca in cui essere etichettati come nerd non era una moda ma un insulto, sono cresciuta a pane, Goonies e spade laser.

Il mio gioco preferito da bambina consisteva nel correre da un lato all’altro del giardino con in mano uno spago da legare intorno ai lampioni per formare una Y, il flusso canalizzatore che mi avrebbe spedita indietro nel tempo o avanti nel futuro, dando ogni giorno il via a nuove avventure. Ho creato innumerevoli mappe e discutibili invenzioni da nascondere sotto la giacca mentre cercavo il tesoro di Willy L’Orbo. Sono tornata ad Oz sbattendo i tacchi delle mie scarpette rosse. Ho tenuto per mano Atreiu e gli ho poco sportivamente fregato il ruolo nella Storia Infinita.

Ho vissuto e rielaborato ogni storia che ho conosciuto e oggi, guardandomi indietro, non posso che provare nostalgia per quegli anni che avevano i loro difetti ma che, allo stesso tempo, brillavano di avventura e possibilità.

Era quindi inevitabile che m’innamorassi di Stranger Things. Quando uscì, nel 2016, rimasi incantata da ogni singola ombra, da ogni singolo colore, da ogni ricordo e sensazione d’euforia che riusciva a rievocare. La prima stagione è entrata a pieni voti nell’elenco delle serie che ho amato. La seconda ha faticato a collocarsi nella lista delle 10 serie che, se proprio non ho altro da fare, posso consigliare. La terza… ecco, la terza è come correre in edicola a comprare un nuovo pacchetto di figurine dopo che hai messo abbastanza soldini da parte per permettertelo, tornare a casa in un baleno, preparati con mani tremanti d’anticipazione a scoprire come andrà avanti il tuo album e trovare solo doppioni.

Da questo momento in poi seguono le mie opinioni che, per essere argomentate, faranno ricorso a fatti della terza stagione. Se non l’avete ancora vista, v’invito a interrompere qua la lettura. Non voglio avervi sulla coscienza per essere incappati in spoiler.
Forza, siete ancora in tempo…
Ultimo avvertimento…
Cominciamo.

Fanbase, do you copy?

Riassumerei così la sensazione provata guardando la terza stagione di Stranger Things. Se la seconda aveva già arrancato nel tentativo di distinguersi dalla prima, lanciando sassi poco convincenti perché solo abbozzati, come l’esistenza della sorella di Eleven, Eight, il cui nome lascia intendere che ci siano (state) almeno altri 9 esperimenti, la terza non raccoglie e non chiude quanto lasciato in sospeso nella seconda, rendendo di fatto quest’ultima ancora meno credibile a posteriori.

Ho la netta impressione, infatti, che la ricezione un po’ tiepida della seconda stagione abbia spinto i produttori a fare marcia indietro, guardare cosa aveva funzionato nella prima e nella seconda, gettare tutti gli elementi in un sacchetto ed estrarli ad uno ad uno, lasciando che la trama della terza stagione vivesse unicamente dei momenti di gloria delle precedenti. Ecco qualche esempio.

Billy, mettiti lì al centro dove possono vederti tutti, grazie

Billy Hargrove, il fratellastro di Mad Max, ha fatto la sua comparsa nella seconda stagione nei panni del bullo di turno. Irascibile e violento, nei suoi scatti d’ira e abusi nei confronti di Maxine lascia intuire allo spettatore il profondo disagio emozionale che lo ha corroso dall’interno. Il suo ruolo narrativo di personaggio secondario consisteva nell’introdurre il contesto di vita di Max: così è entrato nella scena e così se n’è andato.

Mi è difficile credere che l’accoglienza calorosa riservata dalle fan a questo personaggio minore, umanamente sgradevole ma dall’aspetto aitante, non abbia avuto nessun genere di peso nella scelta di affidargli il ruolo di principale antagonista della terza stagione, dove sfoggia un altrettanto casualissimo look senza maglietta per l’80% del tempo.

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Billy Hargrove, principale antagonista nella terza stagione di Stranger Things

Steve + Dustin = ❤

Il personaggio di Steve Harrington ha subìto un’evoluzione straordinaria dalla prima alla seconda stagione. Bulletto e ragazzo più popolare della scuola, si trasforma a mano a mano in un giovane adulto umile, responsabile, aperto alla diversità. Probabilmente il rapporto di amicizia tra lui e Dustin, simbolo della crescita del personaggio che è passato dall’essere una macchietta stereotipata a una complessa, imprevedibile creatura a tutto tondo, è stato ciò che più ho amato nella seconda stagione. Il cambiamento mi ha colpita positivamente, sia perché inaspettato, sia perché molto realistico.

Nella terza stagione, tuttavia, la mano degli scrittori su Steve diventa troppo pesante. Certo, il personaggio conosce Robin e fa un nuovo passetto in direzione della crescita. Ma subisce un’involuzione nel momento in cui torna a diventare una nuova macchietta. Nella seconda stagione l’accoppiata Steve-Dustin aveva avuto successo? Tutti hanno amato Steve che si prende cura e protegge, come “una mamma single“, i ragazzini? Beh, perché non continuare a cavalcare l’onda della simpatia vestendolo da marinaretto, rendendolo incapace di fare colpo sulle donne, affibbiandogli l’ennesima bambina da proteggere da brava mamma-Steve e tenendolo per tutto il tempo in scena unicamente con Robin e Dustin?

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Dustin e Steve

Hopper: il papà goffo e orso di ciascuno di noi

Penso che solo i gatti siano più virali su internet della scena della seconda stagione in cui Jim Hopper accenna un goffo tentativo di ballare.

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Jim Hopper balla. E va a tempo con ogni canzone!

La storia personale di questo personaggio è talmente tenera e dolorosa da spezzare il cuore: padre di una bambina malata, perde la figlia e si rinchiude nel dolore fino al momento in cui Eleven entra nella sua vita. Si prende timidamente cura di lei e riesce, alla fine della seconda stagione, ad ottenerne l’adozione, diventandone il padre a tutti gli effetti.

Tutto questo ha giustamente rapito l’amore dei fan. Per mesi dopo l’uscita della seconda stagione sono circolate immagini commoventi su Jim Hopper e la sua bambina. Il modo un po’ brusco e imbarazzato all’idea di esternare i sentimenti, poi, fa appello all’archetipo del padre che tutti ci portiamo dentro: quella figura forte e autoritaria che un po’ ci intimorisce ma che ci tiene sempre al sicuro, che non lo dice ma, dentro di sé e con ogni gesto, ci ama alla follia.

Sarebbe davvero una grande mossa se nella terza stagione morisse, spezzando il cuore a tutti.

Il che mi conduce alla mia prossima osservazione generale sull’intera terza stagione:

La trama non è un optional

Nel corso della serie, il sindaco di Hawkins si trova a fronteggiare i cittadini che protestano perché l’apertura del nuovo centro commerciale causa una concorrenza spietata e la chiusura forzata delle piccole attività locali. Chiama quindi Hopper perché arresti queste fastidiose voci in protesta e, quando Jim prova a dissuaderlo ricordandogli che dal punto di vista politico un gesto simile non avrebbe fatto una buona pubblicità alla prossima campagna elettorale, il sindaco sorride. E risponde che il fatto che a qualcuno non piaccia quel gesto è irrilevante, di lì a poco organizzerà una festa dell’Indipendenza così grande che la gente, alla fine dei giochi, si ricorderà solo questo.

Ecco, leggo questa frase come una mise en abyme della terza stagione di Stranger Things: una sequenza di episodi privi di movimento, privi di trama, privi di mordente, che devono portare solo e unicamente al finale commovente della morte di Jim. Un finale con i fuochi d’artificio per i fan perché consiste nell’uccidere uno dei personaggi più amati, straziando il cuore. Chi si ricorderà di quanto è stato scialbo il percorso fino a quel momento, di fronte a un finale così grande?

Di fronte alla morte di Hopper, di fronte al trasferimento di metà dei protagonisti di Stranger Things in un’altra città, di fronte alle parole strappalacrime della lettera di Jim negli ultimi minuti dell’ultimo episodio, sarà facile far passare in sordina che…

Nel dubbio, la colpa è dei russi

Uscito di scena il misterioso laboratorio, nemesi di Eleven per le prime due stagioni, l’idea migliore che hanno avuto i Duffer Brothers è stata far interpretare i cattivi ai nemici storici degli americani: i russi.

La causa di tutto è sempre un portale

I russi stanno cercando di riaprire un portale chiuso. I ragazzi stanno cercando di uccidere il Mind Flayer rimasto bloccato nel loro mondo quando il portale è stato chiuso. La soluzione più logica per sbarazzarsi del mostro potrebbe sembrare quella di ributtarlo nell’Upside Down, visto che qualcuno si sta prendendo la briga di riaprirlo. Invece no. Chiudiamo il portale chiuso, così muore.

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Will ha il potere di predire il passato

Dopo due serie passate a essere la vittima preferita di Demogorgon e Mind Flayer, stavolta Will Byers ha l’occasione di riscattarsi e brillare sulla scena. Ha anche un potere che nessuno dei suoi amici ha: l’aver condiviso il corpo con il Mind Flayer gli ha lasciato la capacità di percepirne la vicinanza. Di percepirla, per l’esattezza, dopo che le luci hanno sfarfallato per quei 3-4 minuti buoni, un vetro è esploso e un tetto è saltato per aria. Potere divinatorio notevole.

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Stiamo citando Terminator, l’avete capito?! Eh?! EH?!

Uno degli aspetti più divertenti di Stranger Things è l’incredibile collezione di Easter Eggs che contiene. Si va dai riferimenti espliciti, come le campagne di D&D giocate dai ragazzi, a quelli sottili, come il tributo a IT nella seconda stagione.

In questa terza stagione ho riconosciuto alcuni Easter Eggs (e sono molta curiosa di conoscerne altri!):

  • Star Wars – un R2D2 compare tra i robot di Dustin e sempre Dustin ingaggia un duello di spade laser con Steve.
  • X-men – l’antenna costruita da Dustin si chiama Cerebro, come il casco che permette al Professor X di amplificare i propri poteri telepatici, localizzando chiunque nel mondo.
  • Jurassic Park – durante la battaglia di Starcourt Mall, i ragazzi si nascondono dietro un bancone e trattengono il fiato per non essere scoperti dal Mind Flayer, come nell’iconica scena di Jurassic Park.
  • Die Hard – tributo che troviamo quando Erica prima e Murray dopo percorrono gli impianti di ventilazione dello Starcourt Mall
  • La saga di Terramare – Suzie, la fidanzata di Dustin, sta leggendo The Earthsea Cycle quando intercetta la comunicazione di Dustin.
  • Ritorno al Futuro – quando Erica, Dustin, Steve e Robin si nascondono al cinema, sullo schermo esordisce Back to the Future.
  • Nel Fantastico Mondo di Oz – sempre al cinema, nel tabellone compare Return to Oz, uscito nelle sale nel 1985.
  • Stand by Me – la grande amicizia che lega Mike Wheeler, Will Byers, Dustin Henderson e Lucas Sinclair ricorda l’intensità dell’amicizia condivisa dai protagonisti di Stand By Me. Allo stesso modo, il tema della crescita, del cambiamento, delle strade parallele che a un certo punto della vita iniziano a divergere, sembrano attingere a piene mani da questo film capolavoro.

E last but not least… Terminator. Il tizio russo nemesi di Hopper è creato a immagine e somiglianza di Terminator. Stessi abiti, stessa camminata, stessa stazza, stessa pettinatura. Persino il viso dell’attore ricorda quello di Schwarzenegger. I registi hanno spinto così tanto su questa citazione costante in tutta la terza stagione che, quando il sindaco scherza dicendo che il tizio russo è Schwarzenegger, ho sentito la gomitata dei registi tra le mie costole nel nervoso tentativo di chiedermi se avessi colto il riferimento.

Per concludere

La terza stagione di Stranger Things mi ha delusa come solo svegliarsi convinti di essere a venerdì e scoprire invece di dover iniziare un lunedì mattina potrebbe fare. Riponevo molte aspettative e speravo di trovare risposte ai punti rimasti in sospeso nella seconda stagione.

L’analisi della crescita e il fiorire dell’adolescenza nei protagonisti è piacevole, ma non convince. È stata abbozzata ma non seguita del tutto, rendendola quindi meno potente di quanto avrebbe potuto essere.

I dialoghi sono scadenti. Dalle labbra di oltre la metà dei personaggi non esce nessuna frase degna di essere ricordata. Fanno eccezione la lettera strappalacrime di Hopper nel finale e il dialogo tra Steve e Robin nel bagno del cinema.

Robin è l’unica vera sorpresa piacevole in tutta la terza stagione. Un personaggio divertente, ben costruito e soprattutto imprevedibile. Presentato come l’ovvio nuovo love interest di Steve, rivela invece di essere omosessuale, dando quindi a Stranger Things l’occasione di continuare a essere la serie dove tutti coloro che si sono sentiti diversi e soli per questa diversità scoprono di essere, in realtà, speciali.

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Ember

A.I. writer e scrittrice creativa. Creo narrazioni per la carta e per i videogiochi. Racconto storie, plasmo mondi, distillo l'inconscio. Con attenzione ascolto e con sete e fame osservo.

4 commenti

illettorecurioso · Luglio 7, 2019 alle 10:11 pm

Mi sono dovuta fermare perché sono a poco più di metà. Tornerò non appena l’ho terminata!😊

    Ember · Luglio 9, 2019 alle 6:32 am

    Ti aspetto con piacere! 🙂

loscalzo1979 · Luglio 8, 2019 alle 12:00 am

Che bella analisi di Stranger Things, bel lavoro davvero.
Si vede che ti ha preso enormemente

    Ember · Luglio 9, 2019 alle 6:33 am

    Grazie Enry! Cerco sempre di chiedermi perché qualcosa mi è piaciuto o, al contrario, mi ha lasciata delusa 🙂

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