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Vi siete mai chiesti che cosa fa sì che il mondo reale scompaia quando tra le mani stringiamo un libro? Che cosa dà alle parole il potere di sciogliere l’inchiostro e scivolare sulla carta per abbozzare le immagini della scena di cui stiamo leggendo? Quale incantesimo lega il palpitare emozionato o angosciato del nostro cuore alle sorti di un personaggio che esiste solo nell’intervallo di pagine tra la copertina e il piatto inferiore del libro? La risposta è inscritta nella biologia del nostro cervello: quando scegliamo di concentrare volontariamente la nostra attenzione su qualcosa, il nostro talamo inibisce la trasmissione d’informazioni provenienti da stimoli esterni. Il cervello, si sa, è un organo a risparmio energetico e ricevere costanti impulsi dalla realtà che ci circonda mentre abbiamo scelto di focalizzarci in un’unica attività comporterebbe un inutile dispendio di energie. Ecco quindi che scivoliamo in una sorta di trance e, leggendo, i confini del nostro mondo si fanno sbiaditi.

Eppure, da sola, la scienza non basta a spiegare perché la singolare combinazione di irrealtà, inchiostro e carta abbia il potere di scatenare in noi vere emozioni. È qui che entra in gioco la suspension of disbeliefla sospensione dell’incredulità – il volontario desiderio di sospendere logica e giudizio, di non chiedersi se ciò che stiamo leggendo esiste o è irreale. Semplicemente, leggiamo. Semplicemente, ci rendiamo disposti a farci travolgere da un fiume in piena di emozioni, a credere che il mondo tra le pagine esista, che i personaggi abbiano un cuore che scandisce, con i propri battiti, il ritmo della lettura, che l’orrore attenda, in agguato sotto i letti, o che l’amore bussi alla porta con timida e fiera determinazione. Scegliamo di crederci e, così facendo, le storie diventano vivi organismi.

Benvenuti nel mio mondo tra la copertina e il piatto inferiore. Per navigare in questo oceano vi chiederò, di tanto in tanto, di sospendere la vostra incredulità. Vi racconterò storie, umili tentativi, a volte esperimenti, più spesso veloci pennellate di visioni che scelgono d’imprimersi nelle lenti dei miei occhi. Se vorrete viaggiare con me, sarò più che felice di offrirvi una tazza di tè sottocoperta e un canocchiale per avvistare meraviglie. Tutto ciò di cui avete bisogno è semplicemente crederci.

È tutto pronto: stiamo per salpare. Chiamatemi Ember.

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